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Maradona e la pancia

Il recente blitz di Diego Maradona a Napoli spiega la differenza fra voto di testa e voto di pancia, molto meglio delle migliaia di disquisizioni politologiche post-elettorali che stiamo leggendo e ascoltando ovunque. Nell'arco di 24 ore cena nel ristorante di Bruscolotti, il 10 maggio 1987 (la data del primo storico scudetto, con il poco amato Ottavio Bianchi in panchina), saluti a mille amici e conoscenti, qualche promessa impossibile da mantenere (mai De Laurentiis, che non lo ama, lo chiamerà per il dopo Mazzarri), conferenza stampa ma soprattutto bagni di folla ovunque. A 8 anni dalla sua ultima apparizione a Napoli come persona e a 22 da quella come giocatore, il mito di Maradona è a Napoli qualcosa che non è spiegabile soltanto con la nostalgia dei bei tempi andati. A maggior ragione adesso che il Napoli di De Laurentiis e Cavani è ai vertici del calcio italiano e promette di rimanerci, non fosse altro che perché è l'unico grande club a non avere problemi di bilancio. E allora perché la gente continua a impazzire per Maradona? Impossibile spiegarlo a chi non lo capisce, che rimandiamo alla visione del film di Kusturica (buono anche quello di Marco Risi, comunque): un misto di riscatto sociale, genio, sregolatezza, personalità, anarchia che conquista anche chi ai tempi del Maradona giocatore non era nemmeno nato. Il quale, è bene ricordarlo, non è tornato in Italia per turismo ma solo per i suoi guai con il Fisco. Dove 'guai' è un eufemismo che si usa per tasse non pagate (non è tuttora chiaro per colpa di chi) e redditi in zone grigie (i famosi diritti di immagine, tanto in voga negli anni Ottanta e Novanta, che accompagnavano l'ingaggio propriamente detto). Fra debito (31 milioni di euro) e multe (9) si arriva a 40 milioni di euro, ma di tutto questo a chi l'altro giorno era in piazza importa pochissimo. Maradona li ha fatti vincere e tanto basta. La regola è sempre la stessa: un piccolo debito è un problema del debitore, mentre un grande debito lo è per il creditore e comunque porta quasi sempre a una transazione. La strategia dei legali del più grande calciatore di tutti i tempi è chiara: creare una pressione mediatica e popolare, al di là del fantomatico incontro con Napolitano (che nelle prossime settimane avrà altri impegni), che porti a una 'ristrutturazione' del debito fiscale, in maniera non dissimile da quanto avvenuto con vip (da Pavarotti a Valentino Rossi), grande aziende e anche società calcistiche (le 23 rate della Lazio rimangono in questo senso insuperabili). Di sicuro l'Agenzia delle Entrate è stata messa sotto pressione, al punto di dover spiegare che il debito fiscale di Maradona non è estinto (così avevano sostenuto i suoi avvocati e che anzi è stata rigettata la richiesta di adesione al giudizio sul Napoli (terminato con la conferma della nullità degli accertamenti fiscali eseguiti a suo tempo). Il mito di Maradona è sempre vivo, più di Diego stesso. E lui adesso lo sta usando cinicamente per avere uno sconto. Ma è evidente che se si presentasse alle prossime elezioni come candidato sindaco di Napoli, prenderebbe il doppio dei voti di De Magistris.