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Il Barcellona scontato

Il Barcellona di Guardiola era finito, in rapporto al suo mito, già nell'ultima stagione di Guardiola, cioé quella scorsa (anche se pare un secolo fa), la sconfitta a San Siro contro il Milan ha solo sottolineato l'involuzione di un gruppo di campioni ripetibile magari come valore ma irripetibile come coesione tecnica, umana e, diciamolo pure, etnica. Quella coesione che rappresenta poi l'unicità del modello Barca, non copiabile fuori dalla Catalogna pur avendo a disposizione tutti i soldi di questo mondo. Nessun logorio fisico, l'età media è sempre bassa, e nessuna mancanza di fame (il cammino nella Liga di quest'anno sta a dimostrarlo), ma solo un gioco di bellezza ammorbante a cui però gli avversari hanno preso le misure. Il 73% di possesso palla contro il 27 del Milan dice più delle nostre parole e gli episodi che sono girati per il verso giusto ai rossoneri (primo fra tutti il fallo di mano che ha favorito il gol di Boateng) non cambiano il discorso di fondo visto che in questa Champions la squadra di Vilanova e Roura aveva perso a Glasgow contro lo stesso Celtic una settimana fa asfaltato dalla Juventus. All'intervallo, guardando il microscopico tabellone del Meazza ci siamo stupiti vedendo che il Barcellona aveva effettuato il triplo dei passaggi della squadra di Allegri, nonostante l'evidente supremazia territoriale ci sembrava un dato esagerato. Invece quello finale è stato una conferma: 805 i passaggi fatti da Messi e compagni, di cui il 90% andati bene, contro i 294 del Milan, oltretutto molto meno precisi (74%). L'Uefa offre poi mille altre statistiche, per le quali rimandiamo al sito ufficiale, ma essendo il calcio diverso dalla ginnastica o dal pattinaggio artistico può avere senso anche un discorso tattico. Il Barcellona voleva fare una partita di contenimento e l'ha fatta alla sua maniera, per questo nel suo 90% un buon 80 è stato di passaggetti laterali, quelli che una volta in Italia venivano definiti 'alla Giannini' o di giudiziosi cambi di lato senza mai rischiare la profondità. L'atteggiamento del Milan, al di là delle grandi prestazioni dei suoi uomini da copertina (straordinario Montolivo), è stato ben sintetizzato da Pazzini e dalla sua prova di puro sacrificio, con il primo pallone toccato verso la fine del primo tempo. Non si è però trattato solo di una brutta partita, in cui il Barcellona ha effettuato solo due veri tiri in porta (destro di Iniesta e colpo di testa di Puyol), oltretutto rimediabile, anche se servirà un'impresa, al Camp Nou. E' stato l'ennesimo segnale che il mondo continua ad ammirare il Barcellona, ma sul campo gli ha preso le misure. Se Messi non inventa qualcosa una volta che la palla arriva sulla tre quarti e se la condizione globale non è scintillante (sospendiamo i discorsi sullo sport spagnolo), le barricate contro il Barcellona possono farle anche squadre più deboli del Milan. Invece fuori dal campo, fra organizzazione, cultura e senso di appartenenza, i blaugrana rimarranno insuperabili. L'unica squadra del mondo che si può guardare senza essere tifosi, pro o contro.