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Tommasi e il ritorno della serie C

Damiano Tommasi ci ha un po' deluso, lo diciamo da suoi estimatori visto che lo abbiamo sempre considerato di un'altra categoria rispetto agli 'uomini di calcio' che hanno rovinato un gioco bellissimo contagiandolo con la mafiosità e la furbizia dell'Italia reale. Ci ha deluso perchè questa nuova Lega Pro senza giovani in campo obbligatoriamente significa morte definitiva della categoria fra vecchie glorie in campo solo per qualche allibratore thailandese e presidenti che dell'assegno scoperto fanno un'arte. Il nuovo format della LegaPro, deciso dal Consiglio Federale su ispirazione e pressione proprio dell'Associazione Calciatori di cui Tommasi è presidente, prevede infatti il passaggio, nel giro delle prossime due stagioni, dalle attuali 69 squadre a 60, divise in tre gironi da 20. E fin qui va bene, anzi se diventassero 40 invece di 60 non se ne accorgerebbe nessuno. Ma soprattutto toglierà vincoli all'utlilizzo dei giocatori in base all'età a partire dalla stagione 2013-14. In sostanza il massimo 18 'over 21' (non entriamo nel dettaglio dei casi) impediva a tanti giocatori di categoria, cioè la base elettorale dell'Associazione, di svernare in LegaPro, e nel contempo imponeva l'utilizzo di ragazzi non ancora pronti ma che magari in prospettiva lo sarebbero stati. Se no per quale ragione, al di là di un tifo viscerale (che a questi livelli riguarda poche centinaia di persone), una persona normale dovrebbe guardare Andria-Gubbio? Con questo paravento dei giovani si era almeno creato un alibi morale per l'esistenza della ex serie C, adesso il veterosindacalismo ha tolto anche quello. In un paese in cui di fatto non esiste il diritto al lavoro, perché nel mondo del 2012 non può purtroppo esistere, la battaglia di Tommasi è, ad essere generosi, di retroguardia. La LegaPro ha perso il treno per collegarsi alle serie superiori, diventando una via di mezzo fra un 'campionato di sviluppo' e un torneo riserve. Ed è tornata serie C, in attesa di sparire.