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Redazione

20 novembre 2012

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Paul Gascoigne, ovvero il monumento a tutto ciò che un uomo sarebbe potuto essere e non è stato. La notizia è che è ancora vivo, la notizia bis è che tornerà a Roma dopo 17 anni: da semplice spettatore, per assistere a Lazio-Tottenham di Europa League. Il 46enne Gazza non ha superato i suoi problemi con l'alcol, che nei momenti di lucidità è riuscito a trasformare in una sorta di monologo teatrale che ha fatto bene a molti anche se forse non a lui, ma è in condizioni accettabili e dovrebbe, il condizionale, è d'obbligo, riuscire ad assistere alla partita fra quelle che sono le squadre della sua vita anche se non vanno dimenticati il Newcastle in cui è esploso, i Glasgow Rangers con cui ha vinto la maggior parte dei trofei nel suo palmares, il Middlesbrough e l'Everton. Ma dove risiede l'unicità di Gascoigne, nella galleria un po' moraleggiante dei grandi maledetti del calcio? Prima di tutto nel fatto che lui ha in fin dei conti avuto un'ottima carriera, condizionata negli anni d'oro più dagli infortuni sul campo (su tutti quello nella finale di Coppa d'Inghilterra 1991, poco prima del suo passaggio alla Lazio) che da quelli, pur molto mediatizzati, fuori. In secondo luogo Gascoigne è (quasi) sempre stato molto amato dai suoi allenatori, fatta eccezione per qualche c.t. inglese (Hoddlle, per dirne uno), per le sue caratteristiche tecniche uniche: centrocampista offensivo al tempo stesso fantasioso (gran dribbling, a dispetto della mole, assist geniali) e disciplinato (buono in copertura, quando aveva fiato, buonissimo nei contrasti), capace di migliorare il rendimento dei compagni meno dotati e di trascinare la folla. In terzo luogo, Gascoigne ha fatto bene in contesti diversi e anche in nazionale, di solito ambiente che in ogni paese tende ad emarginare i personaggi scomodi: il Mondiale di Italia '90, con Bobby Robson, e l'Europeo casalingo del 1996 con Venables c.t., con l'Inghilterra trascinata fino alle semifinali, rimangono le sue gemme. Poi c'è stato tutto il suo privato, dalle violenze domestiche (con lui nella parte del violento) alla droga, tutte cose che ancora oggi saltuariamente si leggono nelle brevi del genere 'polvere di stelle'. Ma Gazza è entrato nel cuore di una generazione per la sua onestà e il suo essere un working class hero orgoglioso di esserelo, senza sentire la necessità di cambiare o di farsi accettare da un ambiente di presunti 'migliori'. Più Rooney di Beckham, sotto questo aspetto, per citare altri due campioni che come lui non hanno avuto un'infanzia dorata anche se quella di Gazza è stata popolata da un maggior numero di episodi cruenti. Non è un caso che sia sempre stato nel cuore di Alex Ferguson, che l'ha sempre considerato il suo grande acquisto mancato.

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