Il Milan spaccato a metà

Pubblicato il 22 ottobre 2012, 12:29

La domanda più insistente, in queste ore di processo al Milan, è se sia più colpa della società o dell’allenatore? Se la peggiore crisi rossonera dal 1982, anno dell'ultima retrocessione, porti simbolicamente la firma di Adriano Galliani o quella di Massimiliano Allegri. Un tempo amici, sodali, e oggi fieri avversari. La dirigenza ha venduto tanto, troppo. Non solo gli stracitati Ibrahimovic e Thiago Silva, in grado comunque di spostare da soli l’equilibrio di un campionato. Ma in un’estate è stata spazzata via un’intera generazione di fuoriclasse: Nesta, Gattuso, Inzaghi, Seedorf, Zambrotta, Van Bommel e via elencando. Campioni in campo, ma soprattutto fuori, a cominciare dalla personalità dello spogliatoio. Chi guarda a questo, tende ad addossare tutta la colpa del presente al club e ad assolvere Allegri. Ma non si può fare, perché anche l’allenatore ci sta mettendo del suo. Un Milan fortemente depotenziato non giustifica la miseria di 7 punti in otto giornate. Gli alibi ad Allegri non mancano, ma le sconfitte interne contro Sampdoria e Atalanta e il mortificante ko nel derby con l’Inter - giocando 11 contro 10 - condannano l’allenatore livornese. Quando ha avuto la squadra migliore del campionato ha vinto, ma ora che serve qualche intuizione, beh, questa non arriva. Anzi, si ha quasi l'impressione che il migliore Milan di questa stagione sia quello che non risponde alle sue indicazioni, come nell'ultima parte del match di sabato sera all'Olimpico. Ho l’impressione che il circuito negativo sia la vera causa della malinconica fine del Diavolo. La società, spinta da mille motivi economici, che coinvolgono la galassia Fininvest e più in generale le sorti future del Cavaliere, ha portato avanti una politica di ridimensionamento, di risparmio. Senza neppure costruire un ponte sul futuro con nuovi giovani. Per capirci: va bene cedere Ibrahimovic per necessità, ma perché spendere per De Jong gli stessi soldi che avrebbero permesso di acquistare Verratti? In questo quadro di povertà, Allegri ha cercato solamente una giustificazione. Ha tentato di sfuggire dal carico di responsabilità in cui l’ha messo con Galliani con le affermazioni grottesche sul Milan da scudetto. È come se l’unica preoccupazione di tutti i diretti interessati - da Galliani ad Allegri - fosse quella di trovare una giusticazione a se stessi. Quando in realtà dovrebbero essere tutti preoccupati della cosa più importante adesso: salvare il Milan. twitter@matteomarani

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