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Serie B - L'unica certezza, Cacia

È bastato il primo turno infrasettimanale per far vacillare alcune certezze. Parlo non tanto del pareggio interno del capolista Sassuolo (serata storta solo nel risultato, perché i neroverdi hanno colpito due legni e assediato per tutto il secondo tempo l'area del Vicenza: Vicenza, va detto, molto più quadrato di quanto non dica l'etichetta di "ripescato"; Breda sta lavorando bene e ha gli uomini giusti per regalare finalmente qualche soddisfazione alla delusa piazza biancorossa), quanto piuttosto della sconfitta del Varese, dell'incredibile pareggio del Livorno (che dopo aver perso sabato contro il Modena si è fatto rimontare in casa due gol di vantaggio dal Cittadella), del terzo passo falso consecutivo dello Spezia (che, a dispetto della fiducia che gli è stata confermata dalla proprietà, pone sulla graticola Serena) e del crollo verticale della Reggina. Capitolo Varese. Perdere dal Verona ci può stare (ribadisco: Cacia, nella foto la sua esultanza, è bomber che in B sposta decisamente gli equilibri, benché lo 0-3 sia fin troppo punitivo) e bisogna inoltre tener conto che i lombardi avevano alcuni uomini in precarie condizioni fisiche. Però Castori farà bene a meditare sulla pesante lezione per fissare alcuni punti fermi. Primo: la sua squadra non può prescindere da Ebagua. E servirebbe magari mettergli a disposizione un compagno di reparto adeguato. Che al momento intravvediamo nel solo Momentè (carriera fin qui al di sotto delle promesse giovanili targate Inter), visto che Eusepi non si sta ripetendo ai livelli di Carpi e Martinetti non pare essere entrato del tutto nelle grazie del tecnico. Secondo: questo 4-4-2 ha bisogno come il pane dei cambi di ritmo di Zecchin e Nadarevic (in panchina nel primo tempo), bravi con le loro sortite ad allargare le difese avversarie, a scodellare nel mezzo palloni invitanti per una punta fisica come Ebagua, a tagliare per cercare la soluzione personale e a creare lo spazio per gli inserimenti da dietro di Koné (non a caso decisivo contro il Modena). Terzo: se in mezzo al campo non gira Corti, unico pensatore fra tanti cursori, la squadra perde l'orientamento, ognuno finisce per voler risolvere da solo ogni situazione e questo approccio, contro una corazzata organizzata come il Verona, è fatale. Il rallentamento del Livorno ho l'impressione nasca dalla testa più che dalle gambe. Già con il Modena (che a sua volta non mi aveva entusiasmato) gli amaranto avevano giocato a nascondino, preoccupati più di contenere che di offendere, dando quasi l'impressione di accontentarsi di un punticino e svegliandosi soltanto dopo il guizzo gialloblù di Ardemagni a inizio ripresa. Con il Cittadella altra partita di alti e bassi: perché è vero che, sul 2-0, gli uomini di Nicola hanno fallito il tris che avrebbe chiuso il match, ma è altrettanto vero che Mazzoni aveva già messo un paio di pezze decisive, evitando anche un clamoroso autogol di Bernardini, prima che il Cittadella (in appena due minuti) acciuffasse il pareggio. Troppe amnesie, specie nelle retrovie. Insinuando il dubbio che la difesa livornese non valga il resto della squadra. A Crotone (contro i calabresi ancora imbattuti allo Scida) ne sapremo di più. Sullo Spezia mi ero già espresso la scorsa settimana. E purtroppo alcune delle mie perplessità tattiche hanno trovato conferma nei ko rimediati con Sassuolo e Novara. La società, che per bocca della famiglia Volpi (il presidente Matteo e il patron Gabriele) ha rinnovato (a tempo determinato?) la propria fiducia a Serena, dice di essere delusa dal rendimento di alcuni giocatori che nelle attese della vigilia avrebbero dovuto fare la differenza in questo campionato. E adesso si parla dell'ingaggio di un portiere di esperienza o dell'arrivo di un forte difensore svincolato. Intenzioni legittime, per carità. Ma qualcuno si è chiesto se la faraonica campagna acquisti spezzina sia stata pensata in funzione del sistema di gioco che Serena aveva in testa o se invece non si sia risolta in una collezione di "figurine" sicuramente di grido (Nelso Ricci è un vecchio lupo di mare del mercato)ma solo in parte funzionale al modulo? Disastro Reggina. Sprecona in attacco (dove preoccupa l'involuzione di Ceravolo), impalpabile a centrocampo (RIzzo è l'ombra del bel giocatore apprezzato l'anno scorso; Melara e Rizzato, chiamati a un'estenuante doppia fase, perdono smalto), leggera e distratta in difesa. Troppo brutta per essere vera. Dionigi è rimasto fin qui fedele alle proprie convinzioni calcistiche e spera in un miglioramento attraverso il duro lavoro in campo, ma la squadra appare sfiduciata, poco convinta in quel che fa o che si vorrebbe facesse. Vale allora la pena insistere? Affrontare senza alcun correttivo la trasferta di La Spezia potrebbe esporre all'ennesima tempesta. Chiudo con un meritato applauso al Bari, che senza il -7 di penalizzazione sarebbe secondo alle spalle del Sassuolo. Attenzione, risultati che non arrivano per caso, ma dietro i quali si cela la voglia di un gruppo inscindibile (un corpo unico, Torrente e i giocatori) che attraverso il lavoro sta facendo risaltare le indubbie qualità di alcuni singoli. Ammiro l'autorità di Ceppitelli (89) in difesa, la personalità di Romizi (90) nel dirigere il traffico, le prodezze balistiche di Bellomo (91) e mi chiedo: possibile che non ci sia uno straccio di imprenditore che abbia voglia di costruire qualcosa di "serio" su delle fondamenta tecniche solide come queste? Gianluca Grassi Votate il nostro sondaggio sulla Serie B: quali squadre conquisteranno la promozione diretta in A?