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La NBA di Berbatov

A parità di soldi, per un attaccante bulgaro, meglio giocare nella squadra nona nell'ultima Premier League (campionato di cui poco più di un anno fa era capocannoniere), con ben pochi tifosi fuori dal sud-ovest di Londra, o in quella campione d'Italia con seguito internazionale e non solo per via della Champions League? Dimitar Berbatov ha scelto il Fulham, a riprova della bassissima considerazione di cui ormai gode il campionato italiano e del fatto che la Premier League sia vista ormai in tutto il mondo un po' come la NBA del calcio. Per il 99% dei giocatori meglio farsi vedere nei depressi Sacramento Kings, parliamo di basket, che essere protagonista nei campioni d'Europa dell'Olympiacos. Non c'è insomma da fare il classico disfattismo all'italiana, perché la Premier League è ormai un pianeta a parte con un vantaggio incolmabile sugli altri (non fosse altro che perché una cosa che accade in Inghilterra, per meri motivi linguistici e culturali, ha una eco cento volte superiore a una che accade in Italia) e i mitici Real e Barcellona fra poco potrebbero avere il potenziale di spesa del Chievo. E la polemica della Fiorentina contro la Juventus, rea di avere fatto a Berbatov un'offerta migliore (ma il mercato non è questo?), sarà utile giusto per accendere un po' lo scontro diretto perché non è che si possa parlare sempre di Conte o di Jovetic. E quindi? C'è la Premier League e poi a distanza siderale ci sono cinque o sei campionati che devono vendere al mercato internazionale una propria identità, al di là delle singole offerte che non si possono rifiutare (e che comunque da noi più nessun è in grado di proporre). Qual è l'identità italiana, non solo sul piano calcistico, che in questo momento potrebbe attrarre un Berbatov? Al momento nessuna. Inutile fare gli offesi se qualcuno preferisce vivere a Londra invece che a Torino o a Firenze. Twitter @StefanoOlivari