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I primi Giochi veri senza l’Italia

Il calcio ai Giochi Olimpici non è sempre stato un ospite indesiderato, utile al massimo per raccattare pubblico e non subire troppo la concorrenza in quei 15 giorni del calcio 'vero' (che comunque va per la sua strada, fra coppe europee e tornei sudamericani). Fino ad Amsterdam 1928, con la seconda vittoria consecutiva dell'Uruguay che due anni dopo avrebbe vinto in casa sua il primo Mondiale della storia, il torneo olimpico è stato un vero e proprio campionato del mondo. Dopo ha mantenuto una dignità soprattutto grazie ai finti dilettanti dell'Europa dell'Est che mandavano le formazioni vere (su tutte la Grande Ungheria del 1952 a Helsinki) e solo da Los Angeles 1984 i professionisti a tutti gli effetti hanno iniziato ad essere presenti, in forme diverse: prima con selezioni olimpiche senza limite di età, in pratica nazionali B, poi con Under 23 rinforzate, soprattutto dal punto di vista mediatico, da fuoriquota. Il torneo maschile di Londra 2012 rientra in questa linea: le 16 squadre partecipanti nella loro rosa (di 18 giocatori) potranno convocare giocatori nati dopo il primo gennaio 1989 e tre fuori età. Funziona diversamente per il torneo femminile, che parte con Gran Bretagna-Nuova Zelanda: qui siamo di fronte a un Mondiale bis, visto che non ci sono restrizioni di età per le 12 squadre partecipanti. Da quando il torneo maschile è tornato ad essere 'vero, quindi dal 1984, l'Italia non ha mai ottenuto risultati scintillanti (spicca la medaglia di bronzo di Atene 2004), ma questa è la prima volta che è assente del tutto. Colpa della sconfitta con la Bielorussia nel playoff del 2010, che ha segnato la fine dell'era Casiraghi alla guida dell'Under 21 e l'inizio di quella Ferrara (a sua finita poche settimane fa con il passaggio alla Sampdoria). Non è il caso di fare del disfattismo, con articolesse (scritte magari da settantenni figli di giornalisti) sul paese che non dà spazio ai giovani, ma è solo uno spunto di riflessione. Essere ai Giochi, per un movimento come il calcio, cambia nella sostanza poco. Ma fa immagine e l'immagine, per un calcio sempre più triste paragonato a quello di altri paesi (diversamente sceicchi e russi i soldi li butterebbero via da noi), fondamentale.