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La Spagna che non annoia

Redazione

2 luglio 2012

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Questa Spagna, con questo gruppo di incredibili giocatori, come nazionale europea più forte di tutti i tempi se la gioca con la Germania Ovest di Schoen e Beckenbauer e l'Italia di Pozzo e Meazza. Parliamo di una sintesi fra vittorie e qualità del gioco, anche se è ovvio degli azzurri (a volte in maglia nera) degli anni Trenta parliamo per sentito dire e che per loro, come del resto anche per Giulio Cesare e Napoleone, vale la considerazione dei contemporanei. Questa premessa non vuole giustificare la disfatta della squadra di Prandelli nella finale di Kiev, ma solo metterla in prospettiva al termine di un Europeo che ha visto l'Italia proporre ottimo calcio fino a quando le condizioni fisiche sono state eccellenti (cioè fino a tutto il quarto di finale con l'Inghilterra) e vincere eroicamente la semifinale con una Germania che ha molte più alternative di noi. La Spagna campione d'Europa e del Mondo in carica si era presentata alla manifestazione circondata da un clima strano, come di stanchezza nei confronti di un gioco che fa della superiorità tecnica e numerica a centrocampo una religione che va ben oltre il dio risultato (che comunque quasi sempre è benevolo). Il noioso tiki tika del Barcellona ma senza Messi, secondo gli antipatizzanti ma anche secondo tanti appassionati di calcio che semplicemente volevano e vogliono guardare qualcosa di nuovo. Con una novità, imposta dall'infortunio di David Villa e quindi dalla mancanza di una punta dotata di esplosività e tiro (Fernando Torres è ormai da anni solo un'arma tattica, sia pure a volte letale): non più l'attaccantino di movimento, il Pedro della situazione, ma un centrocampista di qualità e fisico (Fabregas) in più che faccia un lavoro da centravanti arretarto in maniera non dissimile dall'Hidegkuti della Grande Ungheria (anche l'ex stella dell'MTK era nato come interno di centrocampo, prima che Sebes avesse quell'intuizione). Altro che paura: in questo modo la squadra di Del Bosque, che il suo Europeo 'morale' l'aveva già vinto non biscottando la partita con la Croazia, è sopravvissuta, ha superato la Francia nei quarti facendole fare mezzo tiro in porta e non a caso è tornata soffrire in semifinale quando il vento mediatico ha imposto la messa in campo di una punta vera come Negredo. In finale Del Bosque ha ascoltato solo sé stesso e ha riproposto la formazione di Danzica, che non ha fatto vedere il pallone ad una avversaria fin lì elogiata da tutti ma fisicamente a pezzi. Stefano Olivari, 2 luglio 2012

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