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Jordi Alba: l'ultima scoperta della nazionale spagnola

Redazione

26 giugno 2012

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Nella Spagna dal possesso-palla più catenacciaro che esista, la preoccupazione principale di Del Bosque è mantenere più uomini possibile dietro la linea della palla e non perderla praticamente mai. Per il resto, cioè per i gol, basta aspettare l’episodio giusto. In questo contesto di speculazione portata all’estremo, accentuata dall’assenza della profondità di un Villa, capita spesso che alla Spagna rimangano solo due opzioni per guadagnare metri verso la porta avversaria: la prima sono le iniziative del secondo miglior giocatore del mondo palla al piede, Andrés Iniesta, la seconda, relativamente inaspettata per i non appassionati di Liga, si chiama Jordi Alba Ramos, terzino sinistro del Valencia (per quanto ancora? Inutile sottolineare come il suo passaggio al Barça rappresenterebbe un ulteriore colpo alla competitività interna alla Liga). Il 23enne catalano è l’ultimo “acquisto” della Roja, che con l’uscita dal giro di Capdevila aveva faticato a trovare un sostituto, vuoi per la carenza di sostituti di ruolo (che ha portato ad adattare a sinistra Arbeloa in un paio di gare), vuoi per la non eccelsa qualità delle alternative (Monreal). E alla fine la soluzione, a partire dall’ultima di qualificazione con la Scozia, è venuta da un altro non di ruolo, l’ex ala sinistra Jordi Alba. Non di ruolo (reinventato da Emery che proprio non poteva trovargli spazio a centrocampo con Mata davanti) ma già capace di padroneggiarlo come pochi, soprattutto in una nazionale che ha bisogno come il pane delle sue caratteristiche: tra tanti falsi esterni e falsi attaccanti, serve uno capace di coprire tutta ma proprio tutta la fascia negli spazi lasciati dalle diagonali di Iniesta, offrendo uno sfogo costante in ampiezza. Ma in più rispetto a Capdevila ha non solo la capacità di accompagnare l’azione con maggiore intensità e dinamismo, ma di diventarne protagonista in prima persona, superando con facilità gli avversari nell’uno contro uno. Minuto ma dotato di un’esplosività e una resistenza agli sforzi prolungati fuori dal comune (vedere l’azione del gol con la Francia, con Debuchy, la teorica mossa ad hoc di Blanc per contrastarlo, impietosamente stramazzato a terra nel tentativo di contrastarlo), Jordi Alba ha in più la capacità di restare lucido dopo l’ennesima corsa, alzare la testa e mettere il cross preciso oppure chiedere un nuovo triangolo al compagno. Se le sue capacità tecniche sono buone ma normali partendo vicino all’area avversaria, partendo dalla difesa diventano un valore aggiunto perché permettono, pur senza arrivare ai livelli di un Marcelo, di saltare il primo pressing avversario con relativa facilità, palla al piede o con uno scambio nello stretto. Già imprescindibile, è dal suo lato, e da quello di Iniesta che passa gran parte della manovra spagnola: lì il possesso-palla si fa più “denso”, l’avversario si sbilancia nel tentativo di coprire e lascia gli spazi che la Spagna può sfruttare cambiando improvvisamente lato al gioco. Non male per uno che arrivava all’Europeo con solo una gara ufficiale e tre amichevoli all’attivo. A cure di Valentino Tola

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