Giornale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912

La parte migliore dell’Italia

Redazione

25 giugno 2012

  • Link copiato

La migliore Italia dal Mondiale 2006 a oggi, senza se e senza ma, ha fatto già vincere a Cesare Prandelli il suo Europeo prima di una semifinale con la Germania in cui si parte da leggeri sfavoriti ma comunque non certo da battuti. Dopo una di quelle partite che magari non entrerà nella storia del gioco proprio come Uruguay-Brasile 1950, ma che una volta tanto può far dire e scrivere che la Nazionale non ha replicato in forma caricaturale i vizi del paese che rappresenta, diventando invece il manifesto della sua parte propositiva. Perché il calcio, bisogna sempre ricordarlo, è molto più di uno sport. Altrimenti, per la noia di molte sue fasi anche ad alto livello (Spagna-Francia di sabato può rendere l'idea) e per la casualità di molti risultati meriterebbe di avere il seguito popolare della scherma o del tamburello. Il c.t. se l'è giocata con il modulo visto più volte nel suo biennio, rinunciando alla suggestione di De Rossi libero e della difesa a tre: i quattro dietro e il centrocampo praticamente a rombo (Pirlo ottimo vertice basso, un Montolivo un po' spaesato quello alto) gli hanno permesso di mascherare i limiti dei nostri giocatori di fascia e di non lasciare le punte troppo isolate. Questo è avvenuto chiedendo un lavoro diverso a De Rossi e Marchisio, non a caso meno appariscenti (al di là del palo preso dal romanista all'inizio) che contro Spagna e Croazia. Poi il bar si fa sugli attaccanti e non ci tiriamo indietro. Cassano è stato il solito Cassano degli ultimi anni, che salta l'uomo una volta su quaranta e si spegne alla distanza, ma ha avuto l'intelligenza (o l'ha avuta Prandelli nel consigliarglielo) di stare più vicino a Montolivo che a Balotelli, toccando quindi più palloni ed entrando in partita sia pure senza incidere. Non ha senso metterlo a confronto con gli eccellenti 40 minuti di Diamanti, che lo ha sostituito, perché la stella del Bologna ha giocato in un contesto tattico (Hodgson si era già giocato le carte Walcott e Carroll) e fisico diverso. Anche se ha dimostrato di poter cambiare le partite, come del resto Di Natale e forse anche Giovinco. Il panchinaro di talento, magari inutilizzato, piace sempre (nulla amai come le rose che non colsi) e fa rimpianto. L'uomo copertina è sempre Balotelli, separato in casa senza un vero perché (in azzurro il suo comportamento è irreprensibile) e troppo preoccupato di fare la cosa giusta. Un Balotelli più istintivo avrebbe gestito in maniera diversa, magari ugualmente segnza segnare ma in maniera diversa, le due enormi occasioni avute nel primo tempo, mentre nel resto della partita si è costruito anche da solo situazioni interessanti ed ha recitato per oltre 120 minuti un ruolo da primissima punta che non è senz'altro il suo. Freddo sul rigore della serie finale, contro un Hart che lo conosceva benissimo (pochi minuti prima avevamo letto un tweet di Vincent Kompany, compagno di entrambi al City, che prevedeva una parata), non è ancora il suo Europeo e forse mai lo diventerà, però non ha tradito la fiducia di Prandelli e di chi pensa sia il più grande talento del calcio italiano. Senza l'infortunio di De Rossi, che ha imposto l'entrata del positivo Nocerino, sarebbe stato sostituito da Di Natale, di sicuro questa staffetta, non sappiamo in quale direzione, si vedrà con la Germania. Facendo la contabilità delle occasioni create e concesse, non c'è stata davvero partita, ma tatticamente l'Inghilterra se l'è giocata bene. Da squadra consapevole, anche troppo, dei propri limiti. Senza un solo centrocampista creativo, perché Gerrard è un fenomeno ma non ha le caratteristiche di Pirlo, Xavi e nemmeno di Schweinsteiger, Hodgson ha proposto due linee a quattro bloccatissime che hanno distrutto senza quasi mai dare buone chance a Rooney e Welbeck. La mossa Walcott-Carroll, proposta dopo un'ora a causa dell'autonomia limitata dell'attaccante dell'Arsenal, ha prodotto qualche situazione di confusione in più, ben gestita da Barzagli e Bonucci, ma in generale davvero poco. Visto che stiamo parlando di una partita decisa dai calci di rigore, il processo a Hodgson e alla sua triste (ma più che altro non rispettosa del carattere nazionale) tattica è rimandato al futuro, anche se il Donadoni 2008 che uscì allo stesso modo contro la Spagna poi vincitrice di tutto non fu rispettato, dai media ma soprattutto dalla Figc che aveva già da mesi in canna l'operazione Lippi bis. La stessa prestazione con Capello in panchina, che non è un'ipotesi scolastica ma proprio quello che si sarebbe visto in campo, sarebbe stata il preludio di un linciaggio. E adesso? La Germania è la miglior squadra vista finora nella manifestazione, ma giudizi scolpiti nel marmo cambiano a seconda dell'ultima carambola. Quello che non cambia è invece la filosofia di Prandelli, non riducibile ad un 4-3-1-2 elastico: filosofia che si sintetizza nell'inseguire i risultati rispettando alcuni principi etici di base, senza bisogno di inventarsi nemici esterni (che pure ci sono) o capri espiatori interni. E i risultati, dettaglio non marginale, adesso sono anche arrivati. Stefano Olivari, 25 giugno 2012

Condividi

  • Link copiato

Commenti

Leggi Guerin Sportivo
su tutti i tuoi dispositivi