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Prandelli e la scaramanzia da 1982

Redazione

4 giugno 2012

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Bearzot, Zoff, Paolo Rossi, Scirea, Bruno Conti e via con altri cento nomi che ci scaldano il cuore ad ogni riproposizione delle partite del Mondiale di Spagna (di recente lo ha fatto La Sette, con il commento Rai di Nando Martellini e non con quello della Telemontecarlo dell'epoca, di Bruno Longhi e José Altafini, che trasmetteva in differita di due ore), non solo per la vittoria ma in quanto ultimi eroi di un'epoca in cui il calcio vero era ancora in equilibrio con il calcio televisivo. Tutto bello, anzi bellissimo, avversari da rispettare e amare (chi poteva non amare Maradona, Zico e Rummenigge?) compresi. Peccato che fra i tanti lasciti positivi quel Mondiale ce ne abbia lasciato almeno due molto negativi, che si legano alla stretta attualità della Nazionale di Prandelli. Il primo è quello del silenzio stampa per fare gruppo. Già discutibile quello dei ragazzi di Bearzot (il vero motivo furono le critiche riguardanti i premi, non certo le pagelle delle partite di Vigo), tutti quelli che lo hanno seguito sono stati solo un pretesto per non rispondere a domande scomode: una mancanza di rispetto soprattutto per i tifosi e gli appassionati, perché tanto i giornalisti qualcosa per riempire i loro articoli si inventano sempre (alla peggio una bufala di mercato). E per silenzio stampa intendiamo anche quello non dichiarato, fatto di risposte di circostanza alla 'ci aspettano sei finali'. Il secondo effetto negativo lo potremmo definire scaramantico-prudenziale. Scaramantico, dal punto di vista di c.t. e giocatori, secondo l'idea che compattandosi contro un nemico comune (la stampa, la magistratura, eccetera) si possa dare il massimo e che addiruttura uno scandalo, tipo Calciopoli nel 2006, porti bene (discorsi del genere si sentono da giorni). In altre parole, i farabutti fanno bene al calcio. Prudenziale perché quasi nessuno osa fare pronostici o dire che la Nazionale non ha speranze (personalmente pensiamo che passeremo in scioltezza il turno dietro alla Spagna, ma che poi senza almeno un attaccante baciato dal dio del calcio in quella settimana sarà durissima), per paura di essere smentito. Detto questo, continuiamo a rimanere iscritti al club di chi rimpiange il calcio del 1982. E non certo perché era più spettacolare. Stefano Olivari, 4 giugno 2012

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