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Redazione

14 maggio 2012

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Nel gol segnato al Novara c'era tutto Pippo Inzaghi, fuori dalla liturgia delle cifre e dei record che fra poche righe ricorderemo. In quell'azione e nel pianto che ne è seguito non c'era solo il dolore per un addio triste come quasi tutti gli addii, ma una consapevolezza del proprio ruolo che pochi campioni hanno nel loro presente. Complici piedi non da Messi, Inzaghi è sempre stato lucidissimo: fra i mille calciatori conosciuti, di ogni livello, non ne ricordiamo uno che come lui abbia memoria di ogni singola partita della sua vita e dello sviluppo di una determinata azione anche ad anni di distanza. Inzaghi è stato, anche se strapperà un altro contratto lontano dal Milan ci permettiamo di parlarne al passato, un appassionato di calcio che è diventato un campione. E fin qui il percorso è stato quello di tanti, anche più bravi di lui. Ma una volta diventato campione non ha dato per scontato questo traguardo, rinnovandosi giorno dopo giorno e vivendo ogni momento con quello che ai tempi della sua militanza nell'Atalanta Mario Sconcerti definì 'livore dilettantistico'. Ecco, in ogni giocata Inzaghi ci ha messo e ci mette un livore dilettantistico, che ha reso facile l'identificazione in lui dell'uomo della strada (o almeno di quello degli spalti). Il resto è statistica, mostruosa ma pur sempre roba da Wikipedia. Con il Milan ha vinto 2 scudetti, 1 coppa Italia, 2 supercoppe di Lega, 2 Champions League, 1 Mondiale per Club e 2 supercoppe europee, cui vanno sommati lo scudetto e la supercoppa di Lega vinti con la Juventus ed il titolo di capocannoniere della serie A conquistato con l'Atalanta nel 1996/97. 370 gare con 156 gol in serie A, in Europa con 70 gol è il secondo miglior marcatore nelle competizioni Uefa dietro a Raul, primo con 77, ed è il primatista tra i giocatori italiani andati a segno in coppa Campioni-Champions League con 50 davanti a Del Piero (44). E' stato anche nel gruppo campione del mondo 2006 con Lippi, non da protagonista ma comunque con un gol (alla Repubblica Ceca). Potremmo andare avanti all'infinito con le cifre, ma non renderemmo pienamente l'idea. Non crediamo che Inzaghi possa diventare un grande allenatore, anche se magari ci proverà: troppo differente la sua applicazione mentale da quella del calciatore medio. E poi Inzaghi è sempre stato troppo concentrato su se stesso (mai stato così ipocrita da esultare per un gol del suo sostituto) per pensare con il cervello di 25 giocatori. Di sicuro in nessuno come in lui è apparsa così netta la differenza fra stile e classe. Lo stile è anche estetica ed è di pochissimi: in questo empireo ci sono i Messi e i Cristiano Ronaldo, per non dire gli Ibrahimovic. La classe è essere al posto giusto nel momento giusto ed è di pochi: come Inzaghi. Grande professionista, definizione che non si nega a nessuno, ma soprattutto meraviglioso dilettante. Stefano Olivari, 14 maggio 2012

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