Altro

Champions d’Arabia

L'incredibile rimonta del Manchester City di Roberto Mancini, perfezionata nello scontro diretto di lunedì sera contro lo United, potrebbe dare per la prima volta la vittoria in un campionato europeo importante a una squadra a proprietà araba (araba in senso ampio, senza stare a sottilizzare fra Emirati e Qatar). Sarebbe il punto di arrivo di quello che i complottisti (gettiamo la maschera: ne facciamo parte anche noi) vedono come un progetto di colonizzazione culturale e che come minimo è la solita storia di sempre: chi ha i soldi alla fine, dopo un certo numero di tentativi, vince e continua a vincere. E lo sceicco Mansour, con la montagna di soldi pompati dalla sua famiglia (che sarebbe quella regnante ad Abu Dhabi) non è in questo senso diverso da un Agnelli o da un Moratti. In Spagna, sia pure a distanza astronomica da Real Madrid e Barcellona, rischia di staccare il biglietto per la Champions il Malaga, terzo a pari punti con il Valencia (una andrebbe diretta in Champions, l'altra farebbe i preliminari). A soli due anni dall'acquisto dalla famiglia Sanz (proprio quelli ex Real Madrid), ma anche dopo almeno 70 milioni di euro buttati sul mercato per una squadra storicamente depressa, per il club dello sceicco al Thani (famiglia regnante del Qatar) sarebbe un'impresa. Un'impresa sta compiendo anche Ancelotti nel non vincere la Ligue1, merito anche dell'eroico Montpellier di Girard, ma è difficile che il Paris Saint Germain di un altro Al Thani (lui non direttamente ma attraverso un fondo sovrano del Qatar) si faccia sfuggire la partecipazione alla Champions e quindi l'entrata a questo punto eterna nel calcio che conta. Cosa vogliamo dire? Che il calcio non è solo risultati, ma soprattutto cultura: basti pensare al tempo e ai pensieri che gli dedica anche chi non è coinvolto in maniera professionale. Visto che tranne rare e lodevoli eccezioni (Bayern Monaco su tutte) è ad alto livello un'attività in perdita e che chi punta a a vincere difficilmente guadagnerà mai soldi veri, viene da chiedersi cosa possa importare a un personaggio non 'locale' di rilanciare la seconda squadra di Manchester o il Malaga. Dubitiamo che sia per guadagnare dalla compravendita dei calciatori. Stefano Olivari, 2 maggio 2012