Per parlare della crisi dell'Inter non sappiamo più cosa inventarci, visto che gli errori sono in realtà un cocktail di errori passati: metà dell'estate 2010, un quarto di quella 2011 e un quarto dello scorso gennaio. A meno di non credere che tutto dipenda da un rigore in più o in meno segnato da Milito. Quelli dell'estate 2010 sono evidenti: nessuna barricata per trattenere Mourinho, come in realtà il contratto avrebbe permesso (non è un caso che Moratti non gli abbia mai dato del traditore, visto che l'ha accompagnato lui stesso all'uscita), vendita di Balotelli solo per accontentare lo spogliatoio che non gli aveva perdonato l'assurdo quarto d'ora con il Barcellona, ringiovanimento della squadra solo con mezze figure, ingaggio di un allenatore costretto a vincere (e due trofei su tre li ha anche vinti, Supercoppa Italiana e Mondiale per club) come Benitez e non di uno 'da progetto' con il quale marcare una discontinutà, allontanamento di un Oriali diventato incompatibile con Branca e non più difeso da un allenatore di personalità.
Dopo buone operazioni di medio cabotaggio a stagione in corso, come Nagatomo, Pazzini e Ranocchia, l'estate 2011 è stata quella del Grande Segnale. Via Eto'o, per soldi ma anche forse per motivi aziendali (con l'azienda che non era l'Inter ma la Saras), indicatore inqueivocabile che un'era stava finendo. Cosa che tutti hanno capito, a partire da Thiago Motta la cui cessione è coincisa con la conclusione della fase migliore della gestione Ranieri. In tutto questo si è inserito il declino fisico e psicologico dei due giocatori che facevano la differenza, Maicon e Sneijder, unito a una visione del futuro troppo condizionata dalle vittorie del passato. Uno o più anni di transizione sarebbero insomma normali, come spiegherebbero i vari Minculpop di altri club (nei decenni la proprietà di giornali e televisioni è cambiata di poco, così come il condizionamento del mercato pubblicitario), se almeno ci fosse una linea. Ma il fatto stesso che qualunque nome di allenatore, da Villas Boas a Baggio passando per il ritorno di Mancini (abbiamo sentito anche questa), sia credibile significa che questa linea al momento non c'è.
In questo quadro è facile creare santini del passato, dallo scontato Mourinho a Oriali-Mediaset, e colpevoli del presente (l'indifendibile Branca e giocatori che non si rendono conto di essere al capolinea), con il Moratti perdente che è poi lo stesso Moratti che vinceva. E quindi? Ispirarsi a 'questa' Juve, quella dei Giaccherini e dei Padoin che è comunque in corsa per lo scudetto, sarebbe la grande tentazione oltre che una necessità. Ma, come anche Berlusconi sa, è difficile far accettare al pubblico il passaggio da sceicco a ragioniere. Lo potrebbe fare un altro presidente, ma di sicuro non Moratti. L'assenza di una linea chiara, al di là degli errori, dipende proprio da questo: Moratti si rende conto che i Castaignos ti fanno vincere meno degli Eto'o, ma per motivi esterni all'Inter non potrà mai più essere il vecchio Moratti.
Twitter @StefanoOlivari