Luciano Bianciardi, autentico genio purtroppo poco compreso in vita, aveva già anticipato tutto, ormai più di quarant’anni fa. Ai ragazzi che nel 1968 contestavano davanti alle Università milanesi, rivolgeva un semplice invito: occupate le banche.
Quanta lungimiranza, quante geniale visione in quell’appello. Perché mezzo secolo dopo il Paese, il mondo, e ovviamente il nostro piccolo calcio, sono comandati dalle banche. Che esprimono presidenti del consiglio, carriere, lobby, che decidono della vita o della morte di un’azienda, che buttano nel lastrico esistenze intere.
Dicevo: il calcio non fa ahimè eccezione. Anzi eccelle. Il presidente della Lega calcio, Maurizio Beretta, è un importante dirigente di Unicredit. Malgrado ciò, anzi grazie a questo mi viene da pensare, guida la Lega calcio. Secondario che alcuni club siano appesi al suo istituto e che lui non possa essere super-partes. Carraro, che lo precedette di qualche anno, fece analoga cosa con il Mediocredito centrale. Perché stupirsi, allora?
Le banche possiedono da anni club. Addirittura più club insieme, contemporaneamente. Ci sarebbe una norma federale che impedisce la multiproprietà. Ma cosa volete che importi di fronte ai boss della finanza? Non ultimo: le banche sono arrivate persino alla Tessera del tifoso, ora simpaticamente ribattezzata Fidelity card. Non ho mai capito, insieme agli archivi donati alle Questure (saremmo ancora uno Stato di diritto, saremmo), il perché di questo colossale marchettone?
Mi si dirà che se uno evita di utilizzare la carta non avrà commissioni da pagare. E va bene. Ma perché regalare comunque nuovi potenziali clienti alle banche, senza nemmeno la scomodità di sollevare il culo dalla sedia? Marginale anche qui che il fratello di Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, si chiami Luigi e sia uno dei principali banchieri italiani.
Povero Bianciardi, avevi intuito tutto.