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Quello che Milan e Juve non dicono

Redazione

11 marzo 2012

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Chi complotta di più fra Milan e Juventus? Domanda stranamente seria, perché se ogni errore arbitrale viene visito in chiave dietrologica allora è evidente che secondo la società che si lamenta (oggi quella bianconera, ieri quella rossonera) che il beneficiario dell'errore deve anche essere il mandante del complotto. Adesso che il Milan è lanciato verso lo scudetto saranno inevitabili gli editoriali sul Palazzo che tiferebbe per Berlusconi, immemori di quelli sull'equazione Agnelli-poteri forti, ma il punto è che i club italiani sono abituati a buttare fango sul sistema arbitrale senza fare il nome di chi influenzerebbe gli arbitri. Un lamento un po' così, perché chi deve capire capisca. Cambiate i nomi delle squadre, guardando ai campionati degli scorsi anni, e troverete la stessa 'non logica': criminalizzazione del guardalinee che ha sbagliato di un centimetro ma no comment su chi avrebbe dovuto manovrare questo guardalinee. Non stiamo dicendo che il sistema arbitrale sia pulito, anzi il passato dimostra che le cose non stanno proprio così anche senza aprire il capitolo lunghissimo delle 'consulenze': visto che un arbitro di serie A non può conciliare l'attività con un lavoro vero e impegnativo, a parte qualche eccezione, il confine fra imprenditoria e favori diventa labilissimo. Concessionari, assicuratori, immobiliaristi con soldi degli altri: quello che è emerso con Calciopoli è stato davvero una minima parte, sia pure sporca, del 'sistema'. Ma tornando a Milan e Juventus e andando sul concreto, che cosa i giornalisti 'di area' sono costretti ad insinuare per conto terzi? Semplice. L'insinuazione base è che la FIGC, che controlla amministrativamente gli arbitri (anche se l'AIA è formalmente semi-autonoma), non vedrebbe male uno scudetto della Juventus per calmare Andrea Agnelli ed evitare di spendere tutto il suo budget in avvocati, mentre la Lega che si regge sui diritti televisivi gestiti da uomini considerati vicini al mondo Finivest, avrebbe simpatie opposte. Questo in sintesi il pensiero dei dirigenti di due società politicamente alleate, anzi alleatissime, in tutto. Il vero problema è che lo scudetto è uno solo, mentre il non detto è che una corrente di pensiero interna alla proprietà bianconera ritiene (come la corrente rivale) che il Grande Vecchio di Calciopoli sia in qualche modo ricollegabile all'Inter o alla Roma e che (qui le due correnti hanno posizioni diverse) fra i club che ne sono usciti con troppi pochi danni ci sia senz'altro quello rossonero. Twitter @StefanoOlivari

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