Lionel Messi può essere considerato il più forte giocatore di tutti i tempi, mentre è ancora in attività e il giudizio è quindi condizionato dall'ultima impressione? Anche se sarebbe meglio dire le ultime cento impressioni... Non è questione di statistiche personali, comunque impressionanti: i cinque gol che lui ha segnato al Bayer Leverkusen non sono un fatto unico nella storia della Coppa Campioni-Champions (ci sono riusciti una decina di giocatori, fra i quali José Altafini), i record in blaugrana sono dopati (il Gh adolescenziale non c'entra) dal fatto che lui al Barcellona abbia giocato più dei tanti miti assoluti che hanno vestito questa maglia, da Cruijff a Maradona. E non a caso il Cesar Rodriguez (tenendo fuori i troppo antichi Alcantara e Samitier) che come marcature assolute gli sta davanti (ancora per poco, è a più otto) è tutto tranne che un'icona della storia del calcio. La grandezza di Messi non dipende nemmeno dalle tre, al conteggio attuale, Champions vinte più tutto il resto perché i trofei li alza solo chi gioca in squadre forti. E allora?
Nel calcio di oggi la nazionale conta molto meno di quello con cui siamo cresciuti, ma la sua storia con l'Argentina è stata tutt'altro che un susseguirsi di fallimenti. A Germania 2006, convocato giovanissimo da Pekerman, qualche ottimo spunto ma 120' in panchina nel quarto di finale perso ai rigori contro i padroni di casa allenati da Klinsmann. Nella Coppa America 2007 ha trascinato i suoi alla finale, poi persa contro il Brasile. A Pechino 2008 oro olimpico, al Mondiale 2010 ottime prestazioni (ma nessun gol) fino ai quarti ancora con la Germania e ancora chiusi con una sconfitta, questa volta devastante nel punteggio ma opur sempre con la Germania e facendo la tara alla scarsezza del Maradona c.t.
Non ci sembra un curriculum disastroso, anche se qualcuno scriverà che Messi ha vinto un Mondiale in meno di Franco Selvaggi, oltre che meno di Maradona. Al di là del fatto che ha ancora almeno due colpi in canna (Brasile 2014, se si giocherà, e Russia 2018), bisogna scindere il discorso sportivo da quello di presenza nell'immaginario collettivo del pianeta. Sotto il primo profilo il Mondiale 2014 avrebbe un valore molto inferiore, per come è cambiato il resto del calcio e per la possibilità di teleguardare grandi partite non solo ogni quattro anni anche nel più sperduto villaggio, rispetto al Mondiale maradoniano del 1986. Sotto il secondo, invece, il Mondiale ha ancora un senso. Facendo un paragone con l'atletica, è come se Usain Bolt vincesse tutti i meeting della Golden League, tutte le edizioni dei Mondiali e realizzasse ogni tipo di record, fallendo però le finali olimpiche. Diremmo lo stesso che è il più grande di sempre?
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