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Anche la Juventus è da sceicchi

Redazione

1 marzo 2012

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Udinese, Lazio, a livello Champions il Napoli: tre filosofie sportive diverse, ma unite dai loro bilanci. Che dimostrano che gestire una società di calcio di alto livello non sia un'attività necessariamente in perdita. C'è il trucco, però. Udinese, Lazio e Napoli non sono costrette a vincere, né nel presente né nel futuro prossimo, i loro terzi posti non sono visti come fallimenti da tifosi ed avversari, messe insieme non rappresentano il 75% dell'odio-amore calcistico degli italiani. Diverso il caso di Milan e Inter, con soldi no limits pompati negli ultimi 26 e 17 anni da Berlusconi e Moratti nelle rispettive società e indirettamente in tutto il sistema calcio. Un comportamento da sceicchi, senza che la cosa ci abbia mai turbato come invece accade quando Manchester City o Paris Saint Germain ci 'rubano' qualche campione. Un mondo a parte quello della Juventus, dove nei decenni la propensione a spendere degli Agnelli è mutata, cambiando più volte segno, a seconda dei momenti politici e delle beghe familiari. Adesso siamo nell'era della spesa, come dimostra l'ultimo bilancio semestrale (il semestre è quello luglio-dicembre 2011) approvato dal Consiglio di Amministrazione e presieduto ovviamente da Andrea Agnelli (a proposito: come facilmente previsto, la guerra politica con il Milan era stata un'invenzione dei media per campare tre giorni sulle polemiche di Milan-Juve). Senza bombardare di cifre, diciamo subito che la perdita di gestione in un semestre è stata di 34,6 milioni di euro: meno rispetto all'analogo semestre del 2010 (lì il rosso era stato di 39,5), come qualcuno non mancherà di sottolineare (''Solo notizie positive, se no il tifoso non ci compra!''), ma comunque in proiezione annuale si viaggia a meno 70. Il nuovo stadio non è solo un mito per anglofili, ma ha prodotto subito maggiori ricavi 'classici' (biglietti e abbonamenti) e il monte ingaggi è stato ridotto di quasi 10 milioni (ancora meglio andrà in futuro, viste le operazioni di gennaio). E allora perché questo bilancio ancora disastroso? In negativo hanno pesato minori introiti da diritti televisivi (meno 8,2 milioni) e operazioni di mercato (meno 7,2 rispetto all'anno precedente). Alla fine capire quanto costa il giochino è semplice, senza inerpicarsi in valutazioni sulle singole operazioni: basta osservare le ricapitalizzazioni. E l'ultima, da 72 milioni, non sarà di sicuro l'ultima visto che la Juventus deve resistere ad un altro semestre senza introiti da Champions. Che tutti aspettano come se fosse la salvezza finanziaria, quando invece la storia recente dei grandi club (Bayern Monaco e Manchester United a parte) dimostra che questa manifestazione è spesso un'istigazione alla spesa. Con l'effetto di mangiarsi tutti i benefici da diritti televisivi, sponsorizzazioni o, banalmente, dei punti 'pagati' dall'Uefa. L'inapplicabilità del Fair Play Finanziario, aggirabile facilmente con sponsorizzazioni amiche o triangolazioni con club collegati (per non parlare del solito 'nero'), farà il resto. Conclusione: un grande club che vuole vincere costa tantissimi soldi. Da quasi novant'anni gli Agnelli lo sanno. Twitter @StefanoOlivari

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