Giornale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912

La controcultura di Clemente e Caparrós

Redazione

27 febbraio 2012

  • Link copiato

In tempi di dittatura del “tiqui-taca”, deve essere difficile rimanere lì a difendere il “patapum pa’arriba”. Traduzione nel gergo calcistico spagnolo del nostro “palla lunga e pedalare”, basa l’equilibrio collettivo sul gioco diretto verso le punte: eviti perdite pericolose e mantieni molti effettivi dietro la linea della palla una volta che la perdi, perché lanciando subito sugli attaccanti non hai bisogno di salire con tutta la squadra nella metacampo avversaria. L’esatto contrario della filosofia del Barça, che ora tutti cercano di riproporre, talvolta contro la logica, perché se hai difficoltà a guadagnare metri con i primi passaggi e rischi contropiedi nella tua metacampo, allora meglio cercare altre vie. L’altra via in questo momento porta i nomi di Joaquín Caparrós e Javier Clemente. Il primo sta conducendo un organico povero come quello del Maiorca ai limiti della Champions. È il pregio storico dell’allenatore andaluso, saper trarre il massimo da risorse limitate, con un gioco basato su un agonismo talvolta pure eccessivo. È andata così sia col Siviglia uscito da una crisi gravissima a inizio millennio, che con un Athletic Bilbao che veniva da una salvezza all’ultima giornata. Dall’altro lato va però detto che le squadre di Caparrós hanno sempre avuto il limite di una proposta di gioco meramente reattiva, a corto di soluzioni quando si tratta di fare la partita. Non è un caso che sia Siviglia che Athletic, da lui restaurate, abbiano fatto il salto di qualità con i tecnici più propositivi venuti dopo di lui: Juande Ramos e Marcelo Bielsa. Caparrós è ora meno solo nella sua proposta contro-culturale grazie al ritorno di Clemente, personaggio che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Allenatore a dire il vero non più vincente da tempo, il basco ora approdato allo Sporting Gijon è una sorta di Cruijff dell’Athletic. La leggendaria doppietta di campionati fra ’82 e ’84 gli ha concesso tanto credito da poter sparlare a piacimento, sull’Athletic ma non solo: di un paio di settimane fa una intervista in cui fra le altre cose nega che Bielsa abbia portato qualcosa di nuovo rispetto a Caparrós (?!). Rapporto ambivalente quello con la stampa: da un lato detestata fino ad arrivare a numerosi scontri, dall’altra abilmente utilizzata per creare la tensione propizia. Stampa che sottovaluta il suo periodo da CT, dove la Spagna cominciò a competere seriamente anche se su basi opposte a quelle attuali: difesa ferrea protetta da due dighe (era la nazionale di Hierro e Nadal più che Guardiola), intensità e transizioni fulminee, col pallone che sostava il minor tempo possibile a centrocampo. (a cura di Valentino Tola)

Condividi

  • Link copiato

Commenti

Loading...





















Leggi Guerin Sportivo
su tutti i tuoi dispositivi