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La competenza di Ranieri

Redazione

23 febbraio 2012

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Marsiglia-Inter non è stata certo la peggiore partita giocata dall'Inter nell'ultimo mese, anzi, ma si è chiusa lo stesso con una sconfitta. Ovviamente a mettere la faccia dopo il gol di Ayew è Claudio Ranieri, un allenatore che era già a termine quando è stato ingaggiato (nonostante il contratto fino a giugno 2013) e che da qualche settimana è entrato nel solito tritacarne mediatico: intoccabile Moratti perché lui rimane mentre gli allenatori passano, poche parole sugli altri dirigenti perchè magari sono la fonte di certi articoli, scarne banalità sui giocatori (metà sono stati campioni, metà non lo sarà mai: cos'altro si può dire di Cambiasso, da un lato, e di Obi dall'altro?), il cerino rimane sempre e comunque in mano all'allenatore. Mai uomo o burattino della società, come avviene altrove, ma sempre corpo estraneo: genio, ignorante, guru, mediocre, vincente, perdente a seconda degli ultimi risultati. Come i lettori del Guerino sanno, pensiamo che meriti e colpe nel calcio siano in gran parte delle società, sia quando si gioca pulito sia (a maggior ragione) quando si gioca sporco. Per questo era esagerata la statua equestre di Mourinho due anni fa: anche quella del Triplete era 'una' Inter di Moratti, così come tante di quelle mediocri (rapportate ai mezzi a disposizione) che l'hanno preceduta e seguita. Per questo è più giusto parlare dei suoi errori e delle sue (non) strategie, basti pensare alla scelta del prossimo allenatore (chi spara Capello ha la stessa credibilità di chi spara Baggio, con le mille gradazioni in mezzo) piuttosto che della competenza di Ranieri. Veniamo al punto: non esiste alcun tifoso o alcun giornalista che sappia di calcio più di un allenatore professionista, eppure i Ranieri e i Gasperini della situazione vengono sempre trattati con sufficienza da parte di chi al massimo in vita sua ha cambiato canale con il telecomando. Dall'inevitabile cretino del genere 'Io che ho ho giocato a calcio' allo psicologo con i corsi per corrispondenza, è una gara a chi sa di calcio più di chi c'è dentro da cinquanta anni. Mai a nessuno è venuto in mente che a non sapere di calcio, o perlomeno a saperne come un qualsiasi avventore di bar, sia il presidente? Gli allenatori, Gasperini ne è un esempio lampante, possono essere più o meno adeguati a un certo contesto ma non ne sanno mai, e ripetiamo, mai, meno di chi li critica. Spettatori, opinionisti (anche i grandi ex, che hanno sempre una visione parziale), media, proprietari. Per questo continueremo a parlare dei Moratti o degli Agnelli (tanto per citare gente che non ha nemmeno avuto la capacità di guadagnare dei soldi, visto che li ha ereditati), dei Berlusconi o dei Pozzo, più che degli uomini che loro stessi scelgono. A volte senza nemmeno conoscerne le caratteristiche. Detto questo, il giudizio sul Moratti 1995-2006 è da asteriscare , come tutto il calcio italiano dell'epoca, ma è un discorso che vale anche per quello 'vincente' 2006-2011: non è colpa sua, ma di chi poi è stato condannato, falsando anche quello che è venuto dopo di lui. Parliamo di Italia, perché in Europa lo status dell'Inter è cambiato davvero e i risultati in questo caso sono sempre stati nel medio periodo un indicatore credibile di valore: per questo uscire dagli ottavi contro il Marsiglia, che comunque non è di sicuro come rosa la peggiore delle sedici rimaste, dice sul valore di questa squadra molto di più di quanto non dicano i disastri con il Novara. Quello che è certo è che l'incompetente della situazione non è Ranieri, al massimo lo si può definire curatore fallimentare. Ma di un fallimento che non è suo. Twitter @StefanoOlivari

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