Siamo nel 2012, ma forse Andrea Agnelli crede di vivere ancora nell'Italia degli Agnelli: quella della grande industria che privatizzava i profitti e socializzava le perdite, quella che trattava la Famiglia con lo stesso rispetto che avrebbe riservato ad una monarchia nascondendo una quantità di notizie in una maniera che fa sembrare il giornalismo di oggi degno del Pulitzer. Diciamo forse, anche se le sentenze come quella del Tribunale di Torino nei confronti della Rai, che ad Anno Zero aveva osato affermare che la gente compra meno Fiat perché altre auto sono migliori
(da leggere e conservare l'articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera di oggi), fanno pensare. Di sicuro Andrea Agnelli pensa di vivere ancora nell'Italia di Moggi, visto il modo in cui ha attaccato il presidente federale Abete (vicepresidente di Carraro ai tempi di Moggi, fra l'altro) che durante una trasmissione radiofonica aveva risposto in maniera peraltro molto soft a una domanda sui sospetti anti-arbitrali lanciati da Conte dopo alcuni episodi che hanno penalizzato la Juve. Quello che il leone Agnelli non dice è il mandante del presunto complotto, che nella sua logica altri non potrebbe essere che il Milan. Unico concorrente per lo scudetto, anch'esso come tutte le altre 19 squadre della A lamentoso di default nei confronti degli arbitri ma con una caratteristica particolare: è il principale alleato politico della società bianconera, come prova la difesa a spada tratta del doppioincarichista Beretta alla presidenza di una Lega che in molti (Juve e Milan di sicuro) vedono solo come organismo notarile che ratifichi decisioni prese altrove. Non crediamo alla buona fede di alcuno, nemmeno nella nostra, quindi è senz'altro possibile che nel calcio accadano cose sporche come sono accadute in passato (Moggi potrebbe raccontarne qualcuna, anche agli incolpevoli Agnelli che lo avevano assunto senza conoscere le sue caratteristiche) e accadranno in futuro: di sicuro se la Juventus ritiene che ci sia un complotto contro di lei deve denunciarlo, ma con mandanti e moventi. Non minacciando a destra e a manca, tanto per mettere pressioni all'arbitro della prossima partita (che sia Milan-Juventus?). E' roba da Italietta, quell'Italietta che esaltava l'orologio sopra i polsini e la cravatta sopra al maglione.
Twitter @StefanoOlivari