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Il derby di Vogel

Redazione

22 febbraio 2012

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Con quella faccia da Ralph Cunningham di Happy Days e un curriculum vitae non spendibile nemmeno in Lega Pro, Heiko Vogel è l’allenatore più improbabile che si possa trovare sulla panchina di una squadra agli ottavi di Champions. In campo però le apparenze contano zero. Se ne è accorto sir Alex Ferguson,  che lo scorso dicembre ha visto il suo Manchester United estromesso dall’Europa che conta per mano del Basilea. Guidato da un allenatore la cui unica esperienza sulla panchina di un club era un esonero dalla panchina dell’Ingolstadt 04, B tedesca. Vogel in realtà era vice di Thorsten Fink, seguito poi a Basilea e in seguito sostituito quando quest’ultimo, lo scorso ottobre, si è trasferito all’Amburgo. Vogel il traghettatore, si diceva, in attesa di un allenatore “vero”. Però questo tedesco dai capelli color carota non perdeva mai (in Svizzera il Basilea è tuttora imbattuto, sia in campionato che in coppa). E dopo l’impresa del Sankt Jakob contro i Red Devils, il prolungamento del contratto è diventato una semplice formalità. Dopo il Manchester United, ecco per Vogel un’altra grande d’Europa da sgambettare: il Bayern Monaco. Una sorta di derby per il Basilea, ma soprattutto per il suo tecnico. Perché lui ha lavorato per anni nelle giovanili del club bavarese, svezzando giocatori quali Müller, Lahm, Badstuber, Contento. Kroos invece lo ha solo sfiorato. “Era negli Allievi D, ricordo che durante un torneo indoor fu letteralmente impressionante. Ma io allenavo un’altra selezione”. Oggi questi ragazzi li ritrova tutti dall’altra parte della barricata. A 22 anni Vogel studiava scienze dello sport e sognava di allenare il Barcellona. Poi è iniziata la gavetta. Oggi il tecnico tedesco dice di ispirarsi a Steve Jobs: ambizione, creatività e ricerca minuziosa del talento (“Jobs investiva un sacco di tempo nel cercare i migliori”). Il suo Basilea ne ha in abbondanza, e tutto prodotto in casa: Xhaka (nella foto), Sommer, Stocker, Fabian Frei, Shaqiri. Quest’ultimo, il migliore del lotto, a giugno si trasferirà proprio al Bayern. Squadra che, secondo Vogel, si può battere con “il lavoro, l’assiduità e l’idea che il successo fa sempre parte del passato”. Pragmatismo tedesco in salsa svizzera.

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