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Olimpiadi di Roma? No grazie! – AGGIORNATO!!!

Redazione

8 febbraio 2012

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Aggiornamento del 14 febbraio: Gianni Petrucci ha appena detto in conferenza stampa che finisce un sogno. Quale? Quello dei Carraro, ancora una volta inserito in una commissione? O quello dei Pescante, nome-omen? O quelli degli amici degli amici del Tevere. Ho scritto l’altro giorno che ero contrario alla candidatura di Roma. Assurda e scellerata viste le difficoltà del Paese. Perché indebitarsi per tre generazione? Per quelli del Salaria Village? Molti non rideranno stanotte, noi italiani senza interessi tireremo un sospiro di sollievo. Grazie Mario Monti, per me premier a vita. Mentre Roma sprofonda, maestosa e impotente, sotto pochi centimetri di neve, 60 campioni dello sport azzurro hanno sottoscritto poche ore fa un appello al premier Mario Monti per candidarla alle Olimpiadi del 2020. Forse era meglio chiedere qualche spazzaneve in più. Mi spiace recitare la parte del guastafeste e non accodarmi così al coro di quanti nel business di un’Olimpiade intravvedono grandi opportunità, anche nella mia categoria. Ma siamo sinceri: che senso ha pensare di portare un’Olimpiade a Roma oggi? Siamo un Paese al collasso - sociale, economico e civile - con una Capitale che invece del badile, si esercita nello scaricabarile tra sindaco e protezione civile. I lavori per la metropolitana C di Roma, come ha documentato una recente e bella inchiesta di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, sono iniziati 22 anni fa e non sono ancora terminati. Come mi disse una volta un dissacrante taxista, forse sono ancora là sotto a cercarla. Nel frattempo, da meno di 2 miliardi di euro previsti, siamo già arrivati a oltre 5 miliardi. Un monumento allo spreco, all’inefficienza, alla mala amministrazione pubblica. Ecco: possono una città e un Paese incapaci di costruire una linea di metrò in meno di un quarto di secolo pensare di ospitare la manifestazione più complessa, costosa e difficile dell’universo? L’ultima volta che qualcosa di sportivo è arrivato a Roma, mi riferisco ai Mondiali di nuoto, si sono visti più magistrati in azione che non atleti. Ma nei circoli sul Tevere, tra gli intellettuali di Dagospia, si sogna la nuova Roma 60, quella che arrivò in un Paese in pieno boom e con la lira eletta moneta dell’anno. Non con l’italietta umiliata di oggi, che sogna l’Impero e ha le scarpe di cartone ai piedi. Vecchio vizio nostrano, così come il generissimo romano dei Malagò

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