Facile considerare il pittoresco Ali Dia il peggior bidone di sempre della Premier League. Perchè dal cugino tarocco di George Weah (e complimenti a Souness per essersela bevuta…) nessuno si aspettava chissà cosa. Da Fernando Torres, 58 milioni di euro versati dal Chelsea nelle casse del Liverpool un anno fa, invece si. I tifosi dei Blues in primis, ma non solo. Ecco perché lo spagnolo batte di gran lunga tutti gli Ali Dia di turno nella gara a peggior flop di sempre in terra d’Albione. Perché a grandi poteri (di far sborsare soldi ai propri acquirenti, nel suo caso) corrispondono grandi responsabilità.
La prima mezza stagione del Niño a Stamford Bridge è stata un disastro, con una sola rete all’attivo, il 23 aprile 2011 al West Ham. Ma potevano essere invocate diverse attenuanti: l’ambientamento nel nuovo club, una condizione fisica precaria, una squadra non propriamente nel suo periodo migliore. Oggi no. I numeri, deprimenti, non lasciano spazio ad alcuna giustificazione. 27 partite disputate, 4 gol: due a settembre – la prima inutile nella sconfitta 3-1 all’Old Trafford contro il Manchester United, la seconda poco meno nel 4-1 allo Swansea City; e due a ottobre, entrambi rifilati ai belgi del Genk in Champions League (5-0 finale).
Da allora, polveri bagnate per 17 incontri consecutivi. Nei quali però non si contano le reti sbagliate, quelle sì da fuoriclasse. Eppure stiamo parlando di un attaccante che nel Liverpool aveva trovato la via della rete 65 volte in 102 incontri; numeri che lo vedevano primeggiare su giocatori quali Carlos Tevez (60 in 121), Dimitar Berbatov (55 in 123), Wayne Rooney (54 in 105) e Didier Drogba (52 in 98). Poi è scattato qualcosa, difficile da interpretare senza conoscere personalmente il giocatore. Ieri match-winner dell’Euro 2008, oggi bollito a 27 anni.