Giornale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912

L'occasione buttata dal telecalcio

Redazione

6 febbraio 2012

  • Link copiato

L’Italia di 90° Minuto è morta, dice Stefano Olivari, e ha ragione. Oddio, magari non tutta: ad esempio Andreotti resiste (anzi, ne ha appena sepolto un altro della Dc), le corporazioni proliferano nonostante Monti, e basta una nevicata a bloccare il Paese, come sempre. Però proprio la nevicata ha causato una domenica quasi vecchio stile, che è suonata strana e in un certo senso indigesta vista in televisione. Ma non per i motivi che indica il buon Stefano, il quale evidentemente è un goloso (e dire che a vederci uno accanto all’altro il goloso sembro io) che ama abbuffarsi di partite una via l’altra, o anche solo la possibilità di poterlo fare. Esattamente come uno che si riempie la casa di dvd e di libri senza mai farne uso, però avendo la possibilità di farlo quando vuole, atteggiamento che non mi permetto di criticare, considerato che in casa mia ci sono pile di roba ovunque. La verità, per chi scrive è po’ diversa. Ovvero che a mostrare chiaramente la morte di quell’Italia lì (che per inciso preferisco decisamente a questa, ma amen) non è stata la impossibilità, per una domenica, di farsi una pera di partite una via l’altra. No, sono state le trasmissioni radio-televisive di contorno. Che hanno buttato via una ottima occasione: nei giorni precedenti, quando si era saputo che le partite sarebbero state in contemporanea, i giornali e i siti internet si erano lanciati in grandi articoli oleografici e trionfalistici per questo ritorno del tempo che fu. Poteva essere una buona occasione per fare vedere anche ai giovani che cos’era il calcio di una volta, come lo si viveva ai tempi. E lo era. Solo che la si è persa alla grandissima. Sommerse dalle cose da raccontare, essendo le partite ben più del solito, e meno male che hanno rinviato almeno Cesena-Catania, le trasmissioni sono naufragate, dimostrando di aver perso totalmente agilità e rapidità, qualità che se ne vanno man mano che si invecchia e ci si appesantisce. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un allungamento della chiacchiera, spesso fine a se stessa, se non di puro cazzeggio, che nella giornata di ieri doveva essere se non eliminata limitata parecchio. E invece nessuno l’ha fatto, chissà se per non averci pensato, per pigrizia mentale o semplicemente perché le abitudini sono le cose più difficili da perdere. Con risultati deplorevoli per noia, specie in una giornata divisa in partite noiosissime e altre ricche di gol ed emozioni, ma che alla fine non ha cambiato nulla né davanti né dietro. Chi si è salvato, o se l’è cavata meno peggio, è la radio. Per il semplice motivo che della rapidità e dell’agilità ha fatto due ragioni di vita. Ma anzi, semmai qui si è esagerato proprio in rapidità e agilità: i collegamenti erano ridotti spesso all’osso come durata. Però l’effetto “scusa Ameri, scusa Ciotti” è stato divertente, anche senza Ameri e Ciotti. Chi ci ha rimesso è stata la tv, e tutto sommato va bene così, così impara a fare spalmare le partite con cadenze e orari così demenziali (non ci vuole il genio per capire che in Italia a gennaio e febbraio fa freddo). In particolare “Skycalcioshow” dove non hanno saputo rinunciare a tutte le solite manfrine. La copertina con la musichetta. Gli estenuanti applausi del pubblico. Le battutine coi vari opinionisti. Le discussioni di calciomercato (gliel’avranno detto che è finito per qualche mese? Ma l’Italia non è solo un Paese sempre in campagna elettorale, è anche sempre in calciomercato). Le moine con gli allenatori e i calciatori in collegamento ricoperti di domande come sempre. Le lavagne tattiche. Gli approfondimenti (per amor di verità dobbiamo riconoscere che le trasmissioni come il 90° Minuto che fu brillavano anche per la superficialità). Nulla ci è stato risparmiato, e probabilmente qui ha contato anche il narcisismo di Sky, la sua convinzione che il pubblico, tutta questa roba qui, la prende perché la vuole davvero. Mentre invece la prende perché gliela rifilano. Morale, Skycalcioshow è durato all’infinito, senza uno spunto davvero interessante, affogato in tutte le cose che, aumentate le immagini da vedere, sarebbero dovute invece diminuire drasticamente. Aumentato il piatto forte, anche il contorno è cresciuto, fino a inglobare il tutto in un blob melmoso e appiccicaticcio. A 90° Minuto invece il problema principale è stato un altro: non avevano cronisti a sufficienza. E così per un servizio hanno rispolverato addirittura il vecchio Mattioli, che – a proposito di vecchio stile – ha mandato al diavolo la formula della sintesi con la voce originale di una telecronaca mai andata in onda e ha fatto il classico servizio di una volta. Chiudendo poi, per la commozione di noi ricercatori del tempo perduto, con il suo mezzobusto in sovraimpressione sulla foto dello stadio. Sembrava Cesare Castellotti, e anche la sua cravatta gli somigliava. Il resto è cambiato poco, perché anche delle partite del sabato 90° manda in onda un servizio, quindi gli spazi erano già previsti. Le magagne sono spuntate fuori nella appendice di “Tempi supplementari”, che di per sé è una bella idea, ma annega nel bla-bla già normalmente, figuriamoci con più partite da esaminare. La formula ideale di questa trasmissione sarebbe un continuo botta e risposta con Boniek, che magari non le azzecca tutte, ma ha l’impertinenza e la schiettezza che nessun altro commentatore Rai ha, e prova a vedere le cose da un altro punto di vista. Purtroppo ci sono anche Lauro e Volpi. E vogliamo parlare di Bacconi? No, non vogliamo. Ma l’uomo delle lavagne tattiche ci conduce all’ultimo appuntamento serale, quello con la Domenica Sportiva. Che, monca di posticipo, non aveva l’unica cosa per cui valeva la pena di guardarla, oltre a qualche battuta di Gene, ovvero qualcosa di nuovo e mai visto: era fatta solo di parole, applausi, immagini viste e riviste, tanti complimenti a tutti. E non mezza alzata di ingegno, un tentativo di aggiungere qualcosa di diverso. Una roba così letale che in alcuni Stati degli Usa, tra le proteste degli attivisti dei diritti umani, ha sostituito la pena di morte (questa è di Woody Allen). E che in effetti ci ha fatto capire che l’Italia di 90° Minuto – di quello che fu – è morta davvero. Anche per suicidio. Livio Balestri telecommando@hotmail.it

Condividi

  • Link copiato

Commenti

Leggi Guerin Sportivo
su tutti i tuoi dispositivi