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Galliani e il rinvio alla carta

Redazione

2 febbraio 2012

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L'amministratore delegato del Milan vuole rinviare la partita prevista con il Napoli domenica sera a San Siro, giustamente lui deve fare gli interessi della sua società ma meno giustamente il resto del calcio italiano lo prende sul serio. Ogni inverno i dirigenti dei club scoprono che a gennaio e febbraio, nel Nord Italia ma non solo, è difficilissimo giocare a calcio a un livello decente. Questo a prescindere dagli orari (quelli pomeridiani sono il minore dei mali), dal numero di partite, dalle precipitazioni atmosferiche e dall'allarmismo demente dei media (quanti titoli 'Italia nella morsa del gelo' abbiamo letto fra ieri e oggi?). Tasto demagogia: se il pendolare intrappolato nel treno locale non può decidere il suo 'calendario', non si può dire la stessa cosa della Lega di Beretta. Sorvolando sulla follia della serie A a 20 squadre (2 di meno significherebbe risparmiare 4 turni e quindi un mese di partite), iniziare il campionato a metà agosto come quasi tutti i principali tornei europei darebbe più tempo per i recuperi. E non costringerebbe a dover tifare per l'eliminazione dalla Champions League delle italiane per trovare date utili a non fa imbizzarrire Prandelli. Salterà qualche triangolare triste di agosto, ma le perdite finanziarie sarebbero inferiori all'ingaggio lordo di certi panchinari. Questo il discorso generale, mentre quello particolare è ordinaria furbizia. La Juventus riesce ad andarsene indenne da Parma, dove la neve avrebbe ridotto le differenze tecniche fra le due squadre, con la proposta di giocare alla 15 arrivata dopo le 15? E noi mica siamo scemi: in vista della semifinale di Coppa Italia di mercoledì prossimo chiediamo il rinvio preventivo sulla base di semplici previsioni meteo. Nemmeno di neve, perchè domenica su Milano non è prevista, ma solo di freddo. Meno 5 gradi, meno 8, meno 10, le abbiamo sentite un po' tutte. Ma si chiama freddo, un fattore che decide il risultato molto meno di valore sportivo, fortuna, errori arbitrali, errori e prodezze tecnici, taroccamenti vari. E' evidente che la principale danneggiata dallo spostamento sarebbe la Juventus, sia in chiave Coppa Italia che per la lotta scudetto. Altrettanto chiara è una norma Uefa (fonte: Pietro Guadagno del Corriere dello Sport) che dice che in assenza di altri impedimenti atmosferici clamorosi (neve, pioggia, vento oltre i limiti tollerabili) la temperatura fino a cui si deve giocare è di meno 15 gradi. Oltre i meno 15 la palla passa alla discrezionalità dell'arbitro, unita alla volontà comune delle squadre. Non entriamo poi nel discorso sui prefetti-tifosi, che in Italia si sovrappone a quello sulle regole di Figc e Lega. Insomma, anche il freddo è un'occasione per mostrare chi è più furbo e più forte fuori dal campo. Inutile dare la colpa alle tivù, con il solito temino che rimpiange il calcio di Novantesimo Minuto, perché le tivù sono la fonte principale di sostentamento del sistema. Comprano solo ciò che è in vendita. Twitter @StefanoOlivari

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