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La Juventus domina il mercato di Umunegbu

Redazione

1 febbraio 2012

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Palombo, Padoin, Muntari, eccetera. I colpi in entrata fanno più titolo di quelli in uscita, ma con giocatori di medio livello che non hanno mai fatto la differenza è difficile sognare. Chissà perché, nelle varie pagelle del mercato i grandi club raramente ricevono insufficienze: forse perché, azzardiamo un'ipotesi, a tre quarti degli italiani importa solo di Juventus, Milan e Inter? Invece l'unica delle tre a meritare elogi per le mosse di gennaio è la Juventus. Non per chi ha raggiunto Conte (Caceres è una minestra riscaldata, Borriello una riserva, Padoin sposta zero) ma per la bravura di Marotta e Paratici nel liberarsi di giocatori al capolinea dal contratto pesantissimo: Toni, che ha raggiunto Zenga negli Emirati, Iaquinta che ha firmato per il Cesena dai fondi no limits, Amauri che proverà risorgere nella Fiorentina e Pazienza che torna alla sua dimensione con l'Udinese. Guardando il lordo degli ingaggi, si tratta di 20 milioni a stagione con cui quasi si paga lo stipendio a Messi o a Cristiano Ronaldo (non che abbiano voglia di andare a Torino, è per dire). Mediocri le mosse delle milanesi, che non si sono liberate di alcun bollito, hanno fallito l'assalto a Tevez (bisognava pagarlo, incredibile!) e si sono riempite di una quantità impressionante di mezze figure. Berlusconi evidentemente pensa, non a torto, che il livello del calcio italiano sia così basso che mettendo chiunque intorno a Ibrahimovic lo scudetto rimanga probabile. Quanto a Moratti, ha lanciato un chiaro segnale a Ranieri (che giustamente pensa solo al presente, visto che da luglio sulla panchina interista ci sarà un altro) lasciando andare subito Thiago Motta ed effettuando l'unico investimento importante su un giocatore (Guarin) che non può giocare in Champions, cioé l'unica speranza di Ranieri per essere riconfermato al di là dello stipendio che correrà fino al 2013. Quanto al resto del mondo, quello che non fa la differenza per i click e le vendite, solito iper-attivismo del Genoa ma questa volta non fine a se stesso: Marino ha di sicuro una squadra che gli somiglia più della precedente, magari Gilardino tornerà ai suoi massimi livelli. Incomprensibili, se non alla luce di una prossima fuga degli americani, le mosse della Roma: cessione di giocatori della casa (Okaka e Caprari) e certezze al proprio livello (Borriello e Pizarro) per acquistare semi-sconosciuti da 'progetto' (ma quanto piace la parola 'progetto'?). Il Napoli con Edu Vargas ha pensato al futuro, la Lazio si è indebolita di molto anche se Candreva lo volevano tutti, Fiorentina e Udinese hanno fatto il festival di Castrocaro e il resto è ordinario vivacchiamento ai confini della serie A. Con una retrocessione già scritta, quella del Novara, una semi-scritta, quella del Siena, e la terza che potrebbe riguardare un Lecce che può solo sognare la resurrezione di Bojinov. Conclusione: dopo tanti anni in cui si è scritto 'quest'anno non ci sono più soldi', adesso i soldi sono finiti davvero perché anche quei pochi 'liquidi' che tenevano a galla il sistema hanno dovuto cambiare registro. E' insomma il mercato di Umunegbu, ventiduenne attaccante nigeriano di dubbio valore, che il Milan ha riportato a casa dopo tre anni e mezzo di prestiti di basso profilo. Nel suo caso il passaporto non taroccato si è rivelato un vantaggio, visto che andrà a tenere caldo quel posto di extracomunitario che a luglio potrebbe servire per arrivare a Tevez o chi per lui. La crisi rende l'Italia più ospitale. Twitter @StefanoOlivari

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