1 miliardo e 600 milioni di euro. A tanto ammonta il deficit accumulato dai club di calcio europei nell’anno 2010, con un aumento di ben 400 mln. rispetto all’anno precedente, e addirittura di quasi 1 mld. in confronto ai 649 mln. che rappresentavano l’intero passivo nel 2008. È il principale dato emerso dal Convegno Uefa svoltosi a Nyon in settimana, con tema la lotta contro il “rosso” in bilancio, e come obiettivo il “fair-play finanziario”, bandiera della Presidenza Uefa di Michel Platini. Ma che cos’è, in concreto, il fair-play finanziario? Si tratta di una serie di obiettivi posti dal massimo organo calcistico europeo per arrivare ad una sostenibilità economica nei prossimi anni: dal 2013 i club partecipanti alle coppe europee non dovranno superare un deficit di 45 milioni di euro (escluse le spese sostenute per la costruzione di stadi e per il settore giovanile), necessariamente coperto con ricapitalizzazioni. Il deficit massimo, secondo le idee Uefa, dovrebbe scendere progressivamente sino a 5 mln. dal 2017, anche se la cifra esatta è ancora da stabilire. Per ciò che riguarda le sanzioni, andranno da semplici avvisi, multe, penalizzazioni in punti, trattenute dei premi, sino ad arrivare alla pena massima, rappresentata dall’esclusione dalle coppe. La situazione attuale, in vista delle prime scadenze imposte dall’ Uefa, è però critica: come già ricordato, il monte-debiti nel calcio europeo è in costante aumento, con un’esplosione delle spese, arrivate nel 2010 a 14,4 mld. di euro, con un’incidenza ancora notevolissima degli ingaggi dei calciatori. Se il fair-play finanziario fosse già in atto, 13 club di Champions non rientrerebbero nei parametri: tra questi, nomi importanti come Milan, Inter, Barcellona, Chelsea, le due squadre di Manchester. Napoli, Bayern, e, a sorpresa, il Real Madrid, risultano invece tra i club più virtuosi. La corsa verso un calcio meno legato ai soldi e maggiormente attento ai bilanci è ancora molto lunga quindi, e sarà da vedere poi in che modo eventuali sanzioni vengano applicate, con particolare attenzione ad una riduzione degli stipendi, davvero ancora troppo elevati, in un contesto di crisi generalizzata. Solo così si potranno assicurare la credibilità e il futuro dello sport più popolare.