Altro

Inimitabile NBA

La NBA riparte a Natale e il basket europeo si sente più solo. Non perché i campioni venuti a trascorrere nel vecchio continente qualche settimana di allenamento agonistico siano partiti o stiano per farlo, questo era già nelle previsioni visto che c'erano contratti da rispettare, ma perché ancora di più ci si è resi conto che la NBA è un modello ineguagliabile. Non stiamo facendo un discorso tecnico, che del resto finirebbe sul nascere (dei migliori 100 giocatori del mondo 90, stando bassi, giocano nella lega di Stern), ma organizzativo. Il basket europeo non può essere una NBA su scala minore, perché la NBA ha senso solo in quanto offre il meglio del mondo con tutto il mondo che lo guarda. Non ci può essere un'altra lega che gradualmente la raggiunga, così come non potrebbe culturalmente esistere una 'serie B' (bisognerebbe mettere cento virgolette) della NBA così come di qualsiasi altra lega professionistica americana. Il basket ed in generale lo sport europeo sono basati sul risultato e sul diritto sportivo, possono cambiare le proprie formule ma non possono modificare per decreto la cultura di chi li guarda. E se, poniamo il caso, l'atteggiamento verso il basket del tifoso medio di Cantù o Pesaro dovesse cambiare, questo ipotetico tifoso 'modificato' guarderebbe la NBA vera con tutti gli Sky e i League Pass del caso e non certo l'Eurolega. Conclusione: questi due mesi di follia collettiva, ben sintetizzati dal sogno Bryant a Bologna, non hanno certo detto che il basket europeo è da buttare, ma solo che è diverso e che deve crescere secondo logiche diverse da quello che tutto il mondo ha come sogno televisivo. In parole povere, significa lavorare per creare una identità e un radicamento nel territorio, a costo di far diminuire il livello medio dei singoli. Il vero problema, come ha scritto qualche settimana fa il direttore di Superbasket Claudio Limardi, non è che con due mesi di fuorusciti NBA alcuni campionati nazionali sono diventati irregolari, ma che questi campionati sono SEMPRE irregolari vista la frequenza con cui ci si rivolge al mercato per risolvere questioni tattiche o anche semplicemente ovviare a piccoli infortuni. Cominciamo a chiudere o a limitare il mercato durante la stagione, vedrete che l'attaccamento del pubblico e dei giocatori stessi alla squadra crescerà come per magia. Twitter StefanoOlivari