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Redazione

22 novembre 2011

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Enrico Fabris, miglior pattinatore italiano "all-time", e cioè di tutti i tempi, ha annunciato il suo ritiro. (...) Molti i ragionamenti sviluppati dal bi-campione olimpico per giungere, alla fine, ad una decisione che per un atleta, indipendentemente dal suo livello tecnico, risulta comunque impegnativa e difficile. «Ho scoperto - questa la sua prima considerazione al rientro dalla sfortunata trasferta di Cheliabynsk, in Russia - che per un atleta è difficile smettere. Però, prima di tutto, bisogna essere onesti con se stessi. Fino a qualche tempo fa - prosegue Enrico Fabris raggiunto nella sua casa di Canove - a fronte di risultati tecnici oggettivamente non significativi ero propenso a trovare delle giustificazioni nella preparazione inadeguata o nella mia incapacità nel concentrarmi sulla gara». Cioè? «In sostanza dandomi queste spiegazioni cercavo di evitare il vero problema che, in realtà, era un altro». Quale allora? «Da un po', dentro di me, veniva sempre più a mancare la voglia di mettermi in gioco. Il divertimento che da sempre provavo andando in gara si stava affievolendo. Il "fuoco" che mi sentivo dentro al momento del via ed in pista si andava spegnendo. Mi sembrava - prosegue ancora - di essere diventato un "lavoratore del ghiaccio" più che un atleta d'alto livello nel senso pieno e completo del termine. Inevitabile a questo punto trarne le conclusioni tanto più che pure sul piano fisico la condizione stentava a manifestarsi ed anche negli ultimi giorni la salute non era del tutto ottimale». Una decisione presa in solitudine? «Certo che sì anche perché ultimamamente finivo col soffrire troppo le gare. Proseguire su una strada del genere non avrebbe avuto senso e, data la situazione, spettava soltanto a me trarne le conseguenze. Ho trovato il massimo rispetto per quanto sono venuto maturando sia in famiglia come in federazione ed altrettanto vale per il Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro al quale appartengo». Quale il suo futuro? Ha progetti? «Per un po' me ne starò tranquillo in famiglia poi vedrò se e come restare nel mio mondo. Dipenderà anche dalle possibilità che mi verranno offerte. Di certo come atleta ho chiuso». (...) Quello che sicuramente non sarà cancellabile è il segno che Enrico Fabris, per lui tre olimpiadi all'attivo (Salt Lake City 2002, Torino 2006 e Vancouver 2010) lascia nella lunga storia del pattinaggio italiano in pista lunga. Un segno senza precedenti, un segno d'oro. Anzi di doppio oro. Renato Angonese per Il Giornale di Vicenza Link alla versione integrale dell'articolo

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