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Declino di Siena, non fine

L'era del Montepaschi Siena è finita? Iniziamo dalla risposta: no. Anche se la vittoria di Milano in un Forum strapieno, dopo 21 sconfitte consecutive negli scontri diretti, potrebbe far pensare che dopo 5 anni e e rotti di dominio in Italia la squadra di Pianigiani sia tornata sulla Terra. Non tanto come risultati, perché a Barcellona si può perdere e in una stagione ci stanno anche i passi falsi come quello contro Caserta, ma a livello fisico e tattico. Partiamo dall'aspetto fisico: Siena ha un playmaker come McCalebb che domina sempre l'avversario diretto, una guardia come Kaukenas che tiene botta, ma in tutti gli altri ruoli può trovare, a seconda degli avversari, chi la mette sotto. E lo si è visto benissimo contro la squadra di Scariolo, che non ha certo giocato un basket illuminato ma è stata più brava in tutte quelle situazioni fifty fifty (rimbalzi lunghi, palla vaganti, contatti al limite) che nelle partite tirate fanno la differenza. Emblema di tutto questo è stato Danilo Gallinari, involuto tecnicamente da quando è nella NBA ma di sicuro molto più intesnso e tosto fisicamente: decisivo nei momenti decisivi, quando c'è stato da fare a spallate. Prima o poi tornerà a Denver, l'eventuale scudetto milanese dopo 16 anni di digiuno (Stefanel 1996) non passerà certo da lui, ma il segnale è chiaro: sul piano della battaglia la Siena 2011-12 va sotto, ovviamente contro le avversarie di pari rango. E non è una questione statistica (a rimbalzo la partita è stata pari, 34 per squadra), ma proprio di impressione visiva. La Montepaschi è un meccanismo quasi perfetto, l'unica squadra italiana che viene costruita come quelle 'di una volta' (espressione terribile, ma non ce n'è venuta in mente una migliore), pensando a un progetto tecnico, ma quest'anno le manca quel giocatore fuori contesto che segni canestri estemporanei e faccia giocate di atletismo anche inutile, come potevano essere Hawkins, lo stesso Hairston e il tagliato Summers. Il declino atletico di Stonerook e la piccola taglia di Rakocevic (che quando si inserirà dimostrerà comunque la sua classe) fanno il resto. Sul piano tecnico invece la situazione è più chiara: in attacco il basket della circolazione di palla alternata al 'pick and pop' (traduzione grossolana: il lungo che porta il blocco per il palleggiatore si allarga per tirare, invece di tagliare verso il canestro) necessita di percentuali di tiro decenti per indurre le difese ad una super-reazione e ad aiuti fuori tempo. I 'battesimi' a Stonerook, per il resto uomo-chiave del ciclo, sono ormai scontati, ma adesso il problema in attacco non è solo lui. Della 'vecchia' Siena rimangono l'intelligenza nelle giocate di situazione (tipo sulle rimesse avversarie) e l'attitudine a giocare di squadra anche, se non soprattutto, quando le cose si mettono male. Per questo rimane la favorita per lo scudetto, al di là della questione Gallinari, mentre in mancanza dell'ingaggio di un grande atleta l'Europa è destinata a rimanere un tabù. Twitter @StefanoOlivari