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L'amorale Ibrahimovic

L’amorale Ibrahimovic si ripresenta oggi a Milanello. Adriano Galliani ha vinto il braccio di ferro con il Ct svedese Erk Hamren per riavere subito Zlatan a Milanello. A ogni buon conto, per imprecisate ragioni personali, il giocatore ha provato sino a ieri a posticipare di un giorno. Scrivo amorale per Ibrahimovic e non lo faccio a caso. L'immorale è colui che agisce contro le regole di moralità, l'amorale ne risulta semplicemente estraneo o indifferente. Dopo il mal di pancia ai tempi dell’Inter, ora siamo alla stanchezza del calcio con il Milan. Le prossime saranno la crisi di coscienza e la scarlattina. Da anni, accompagnato dal puparo Mino Raiola, Ibrahimovic offre uno spettacolo pietoso di sè. Grande calciatore, decisivo per vincere gli scudetti, ma professionista molto meno apprezzabile. D’accordo che siamo in epoca post-Bosman, che i sentimenti di affetto e gratitudine vengono spazzati via da un duecentomila euro in più, ma lo stile e l’immagine dovrebbero ancora avere un senso, valere qualche spicciolo. Qui no. Si inizia con i messaggi ai giornalisti, che quando servono per uno scopo merceologico sono meno odiosi del solito, e si procede con la sceneggiata, che un tempo pareva roba solo latina. Il puparo Raiola muove e contatta, telefona e sonda. Secondo il Corriere dello Sport, fuori della porta ci sarebbero stavolta Manchester City e Real Madrid. E vabbè, vedremo anche questa. L’unica cosa è che dovremmo scendere un po’ tutti nella celebrazione di certi personaggi. Parlo non solo della stampa, che ovviamente ha ragioni di cassetta, ma anche i tifosi. Un idolo per essere tale deve dimostrarlo nei comportamenti, nella coerenza, nel decoro. Mi rendo conto che sembrano termini risorgimentali, ma quelli che li hanno avuti sono entrati nella storia. Zlatan entrerà, al massimo, in uno scambio di mercato. Sempre al Corriere dello Sport di stamani, l'ottimo Delio Rossi ha rilasciato una bella intervista. Ma proprio in fondo, sullo svedese, è scivolato sulla buccia di banana. «Io credo che la routine valga per l'operaio da millecinquecento euro al mese e per il calciatore da nove milioni di euro». Peccato soltanto che il primo non possa andare nelle Torri di Dubai a rigenerarsi. Non scherziamo, Delio. [poll id="4"]