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Presidenti teledipendenti

Stanotte, finendo di leggere il libro del direttore della Stampa Mario Calabresi (Cosa tiene accese le stelle, Mondadori), ho trovato un giudizio piuttosto negativo di Massimo Moratti sulle televisioni che, a suo dire, hanno ucciso il calcio romantico, quello che viveva accanto a suo padre a San Siro. Ma con i network se la sta prendendo da settimane anche il collega Massimo Cellino, presidente del Cagliari, che lancia i suoi strali sui giornali (ovviamente non ripreso in video) contro l’invasione del tubo catodico. Un despota che obbliga la Serie A a giocare a ogni ora e a ogni giorno della settimana. Da Repubblica di ieri, ho poi ritagliato una deliziosa rubrica di Maurizio crosetti (Doppio passo), nella quale vengono riportate le parole di Sir Alex Ferguson, forse il più grande allenatore vivente: «Nel calcio, la tv in questo momento è Dio. Ha troppo potere. E quando stringi la mano al diavolo, ne paghi poi il prezzo». Ha ragione, perfettamente ragione. Però giuro che non ci sto più a capire nulla. Per anni, mentre qualcuno di noi si lamentava dello strapotere televisivo, dell’offerta illimitata di trasmissioni direttamente proporzionale al calo di pubblico negli stadi, la reazione dei padroni del calcio era sempre irritata, stizzita. Ma come si permette questo troglodita, fuori dalla storia e senza senso degli affari, di mettere in dubbio i soldi di Telepiù, Stream o Sky? Ci mettevano in mezzo qualche idioma inglese, share o altro, e via andare. Qualche tifoso, come sempre più avveduto dei suoi stessi dirigenti, aveva provato a dare battaglia. Ricordo nelle curve italiane molti striscioni contro il calcio moderno «che fa Skyfo». Ma erano voci di fuori, offline, mentre adesso si lamentano i vecchi difensori della vendita illimitata, libera, purché soggettiva e ben pagata. Cosa è successo? Cosa li ha fatti passare nel campo luddista degli scontenti? L'inizio del post sbornia, quasi fossimo alla mattina di una nottata pesante. Quella non era una cura risolutiva, ma  solo un’aggravarsi della malattia, un acuire il problema. Sempre più soldi in cassa significano solo sempre più soldi ai giocatori, che nella stagione 2001-02 arrivarono a papparsi - grazie ai procuratori - il 99% delle entrate della Serie A, per altro decuplicate grazie ai diritti della pay-per-view. Non un caso isolato, ahimè. La Juve brucerà quest'anno il 91% dei ricavi per gli ingaggi. Insomma, non era la tv la soluzione ai mali dei nostri presidenti, che invece di curarsi loro, hanno usato l’anestetico. Peccato che lil beneficio sia finito in fretta, esattamente come il metadone nei tossicodipendenti, e gli effetti collaterali diano adesso gravi disturbi. Il peggiore? Sapere di non essere più proprietari del loro gioco, perché se Sky chiederà una qualunque cosa, non avranno più altra risposta.