A leggere attentamente i nuovi acquisti della prima
Roma americana, emerge inoltre qualcos'altro: 10 su 11 non esibiscono carta d'identità italiana. Due spagnoli, quattro argentini, un danese, un olandese, un bosniaco e un francese, alla faccia dell'autarchia. Unico rappresentante del Bel Paese è Fabio Borini, colpo a sorpresa delle ultime ore di mercato: a voler esser precisi, l'attaccante è nato sì a Bologna ma si è trasferito a Londra, sponda Chelsea, alla giovane età di 16 anni: anche qui insomma un velo di esterofilia. Era dall'estate del 2005 che non ci si affidava così apertamente al 'made not in Italy': Doni, Eleftheropoulos, Kuffour, Kharja, Alvarez, Taddei e Nonda arrivarono alla corte di Spalletti. 7 acquisti, 7 stranieri. En plein.
A
Trigoria ormai si parlano 9 lingue, ci sono
19 stranieri.
Sabatini ci allontana dal "vino de li castelli" e ci (ri)porta nella
Roma moderna: Spagna, Bosnia, Olanda, Danimarca, Francia, Argentina, Brasile, Cile, Romania, Portogallo e Ghana sono i paesi rappresentati nella rosa giallorossa. Se la rivoluzione culturale passa da qui, è bene ricordare come eravamo.
Dati alla mano, è un record nella storia della
Roma: mai così tanti stranieri in rosa. Il primato finora era, con
17 giocatori nati fuori dalla nostra penisola, delle stagioni 2010/2011 e 2009/2011: Dall'ultimo Spalletti a Montella, passando per Ranieri e i pochi centimetri che ci separavano dalla gloria tricolore.
Ci si era andati vicino nel 2001/2002, delicato post-scudetto, con 16 giocatori nati lontano dal Bel Paese.
A tessere la tela del mercato c'erano (toh!)
Franco Baldini e un giovane Daniele Pradè. Posizione finale: un secondo posto il cui racconto ancora oggi rovinerebbe le giornate di molti di noi.
Sedici è il numero degli stranieri presenti nella rosa del 2008/2009, primo anno di
Rosella Sensi da presidente e ultimo anno di Spalletti da allenatore.
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