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Gallinari e Bargnani contro il disfattismo

Redazione

1 agosto 2011

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Dopo mezze delusioni e fallimenti interi, arrivati dopo l'eroico bronzo europeo del 2003 e l'insperato argento olimpico di Atene, per l'Italia del basket è forse arrivato l'anno buono. Non lo diciamo certo per le due amichevoli di Bormio contro la Macedonia priva di McCalebb (che è macedone più o meno quanto Stonerook è italiano) e una Bulgaria penalizzata nella sua rimonta da qualche fischio casalingo, ma perchè i tre tenori hanno l'atteggiamento giusto e perché la squadra messa insieme da Pianigiani prescinde da quel tiro da tre punti che nelle grandi manifestazioni ci ha quasi sempre detto male. Gallinari e un Belinelli in ritardo di forma hanno attaccato il canestro come pochi europei sanno fare, Bargnani senza scendere in campo (al di là dell'assicurazione, non è ancora pronto fisicamente) ha almeno a parole fatto sentire di esserci. Se a questo si aggiungono la atipicità di Mancinelli, irritante in una squadra scarsa ma potenzialmente devastante in una forte, e la scelta di Hackett (se non abbiamo play che costruiscano a livello internazionale, tanto vale utilizzarne uno in grado di andare sotto e creare mismatch con quasi tutti gli avversari diretti), quelli che in altre stagioni sembravano mezzi giocatori possono anche diventare utili complementi in una squadra almeno da sesto posto. L'ultimo utile per poter sperare in Londra 2012. In attesa dei responsi lituani, è comunque una buona estate azzurra che di sicuro ha ottenuto già una vittoria: l'abolizione del disfattismo preventivo, merito anche dell'argento europeo dell'Under 20 (e Melli si aggregherà alla squadra di Pianigiani, secondo noi ci sarebbe stato anche Gentile) e dell'ottimo quarto posto dell'Under 18. Al netto dei soliti ragionamenti sulla Spagna trionfatrice e sulla Lituania che aveva investito più energie (oltre che Valanciunas) sul Mondiale Under 19 e sul prossimo Europeo dei grandi, si sta ricreando la coscienza di potersela giocare alla pari con le varie Serbia, Turchia, Grecia, Francia, eccetera, dopo anni di piagnistei. Sarà merito del darwinismo che alla fine fa emergere solo i migliori, mentre nella nostra amata Italia anni Ottanta un posto in campionato non si negava a nessuno, di una cura dei vivai che paradossalmente è più conveniente di un buon campionato della prima squadra (grazie al premio di formazione, che varia a seconda delle categorie di impiego, ma che per le piccole società rappresenta la differenza fra la vita e la morte), dei ragazzi Nba che hanno alzato l'asticella delle aspettative individuali, di pura e semplice fortuna generazionale, fatto sta che non si respirava questo clima da molti anni. Il resto è ordinario 'italianismo', magari anche fondato: come la scelta di Pianigiani di scegliere come naturalizzato Maestranzi (di proprietà di Siena) invece di Viggiano (proprietà Armani), situazione che permette al naturalizzato della situazione (a patto che giochi nella fase finale di una manifestazione ufficiale, come appunto l'Europeo) di essere poi considerato in campionato italiano 'vero' e non passaportato. E' la situazione, per dire, di Mason Rocca. Se l'Italia sarà olimpica Pianigiani avrà solo fatto il suo, nessun selezionatore azzurro ha mai avuto insieme Bargnani, Belinelli e Gallinari (Recalcati li ebbe nel 2007 solo per poche amichevoli), se non sarà olimpica ridiventerà quello che vince solo grazie ad una società forte (e una delle poche con una visione che vada al di là delle prossime due settimane, aggiungiamo noi), protettiva e protetta: è la dura vita del commissario tecnico. Ma per questa Italia, dal potenziale enorme, vale la pena farla. Stefano Olivari

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