Altro

Le pagelle di serie A: la Lazio con il suo quinto posto arriva in Europa League

Il Campionato di serie A si conclude per la Lazio con un posto in Europa League

Lazio La Lazio conclude il Campionato con un quinto posto e Europa League più che meritato,  ad un passo dal sogno Champions. Squadra solida e completa,  sicuramente una delle più belle stagioni per la squadra del presidente Lotito, dopo  il terzo posto conquistato nella stagione 2006/2007. MUSLERA 7- Ormai sempre più a suo agio nel nostro campionato, dopo le incertezze degli esordi. Portiere di gran fisico, dotato di buona tecnica fra i pali e di ottimi fondamentali (la sua specialità è il colpo di reni), solo con la palla tra i piedi palesa ancora delle difficoltà. LIECHSTEINER 7- Altra conferma per il pendolino svizzero. Ha mantenuto elevato il suo rendimento dall’inizio alla fine, uno dei pochi terzini in grado veramente di tenere la sua fascia di competenza e di fare su e giù come un moto perpetuo per tutti i 90 minuti. BIAVA 7- Continuiamo con i 7; se lo merita anche l’ex genoano, arrivato in sordina a gennaio del 2010 e titolare indiscusso per tutta questa stagione. Comprendere perché sia arrivato così tardi ad alti livelli, dopo una carriera spesa all’inizio all’Albinese (la fusione con il Leffe arrivò in seguito), passata con successo al Palermo, sino a diventare un idolo al Genoa dopo aver varcato i 30 anni, è impresa ardua per gli addetti ai lavori. A 34 anni uno dei mastini più temibili per gli attaccanti avversari. DIAS 7,5- Mezzo voto in più rispetto ai compagni per il gigante brasiliano. Un gigante, uno stopper d’altri tempi, dal fisico torreggiante. Per buona parte del torneo contende al connazionale Thiago Silva lo scettro di miglior centrale difensivo della serie A. RADU 7- L’eclettico difensore romeno si allarga in fascia a sinistra, dopo le buone premesse da centrale. Più abile con i piedi rispetto al connazionale Chivu, a cui spesso è stato paragonato, è ormai appetibile per le big italiane e europee (si è parlato a lungo di Manchester City, dove ritroverebbe l’amico Kolarov, e di Juventus, alle prese con l’annoso problema del terzino di fascia mancina). Il suo ruolo più congeniale appare il centrale sinistro in una difesa a 3. LEDESMA 7- Una stagione senza grandi picchi, regolare, quasi normale. In realtà l’oriundo (che ha pure timbrato il cartellino della Nazionale di Prandelli) quando gioca bene non fa più notizia. Un regista essenziale, abile nei lanci lunghi, nei pericolosi tiri alla distanza, di buona tecnica (usa indifferentemente il destro e il sinistro). BROCCHI 7,5- A 35 anni sta vivendo la stagione della piena maturità calcistica. Un giocatore fondamentale nello scacchiere biancoceleste, un gladiatore, un combattente che non alza mai bandiera bianca. MAURI 7- Stabilmente in Nazionale, simbolo di questi colori, di cui spesso ha indossato la fascia di capitano, è un centrocampista tra i più completi dell’intera serie A. Da (quasi) epurato a pedina irrinunciabile per Reja. Trequartista, mezz’ala, regista, buono per tutti i ruoli e prezioso in fase offensiva. HERNANES 8- Alla prima stagione in serie A non delude le numerose aspettative, anzi regala spesso giocate d’alta scuola. Il mister lo vede meglio come trequartista, vicino alla porta avversaria, mentre in Brasile giostrava più da regista vero. Ambidestro, usa con più sapienza il mancino, segna con la media di un attaccante (addirittura va in doppia cifra!) , alterna pause e scene mute, corroborate però dalla giocata decisiva quando meno te l’aspetti. ZARATE 7- Per i mezzi che ha meriterebbe un voto in più. Restano delle difficoltà caratteriali da limare, un certo egoismo ancora latente, qualche dribbling di troppo. Eppure è proprio lui, con le sue imprevedibili giocate a far spesso la differenza. Un talento enorme che ancora non è esploso secondo le sue potenzialità. Deve aumentare la media gol per fare il decisivo salto di qualità. FLOCCARI 6,5- Parte benissimo, poi si affloscia un po’ nel finale, quando Reja lo prova pure da trequartista dietro l’unica punta. Dà il meglio di sé come unico riferimento offensivo. KOZAK 7- Una gradita sorpresa. Questo stangone di quasi 2 metri che nella Primavera sembrava assai impacciato al cospetto di elementi vivaci come Mancini e Mendicino (ora rispettivamente a Lumezzane e Ascoli), gareggia in serie A e non teme figuracce contro esperti difensori. Anzi, spesso li sopravanza, dimostrando grande personalità e fiuto del gol. E ha appena 20 anni. GARRIDO 6- Tolto dalla naftalina molto tardi, solo dopo l’infortunio occorso a Radu, l’ex Manchester City non sfigura, dimostrando una buona sensibilità con il piede sinistro, col quale sfodera ottimi cross a spiovere in area di rigore. GONZALEZ 6- Poco utilizzato, mostra discrete doti di tecnica e grinta. ROCCHI 6- Capitano e simbolo della Lazio da anni, gioca al risparmio, ma quando il tecnico lo chiama a rapporto non delude, garantendo senso del gol, impegno massimo e attaccamento a questi colori. Il suo sembra per lo più un caso fisiologico, dovuto all’avanzare dell’età (34). MATUZALEM 6- Soffre il dualismo con Ledesma e così finisce per giocare poche partite da titolare. Non convince nessuno la formula del doppio playmaker in coppia con il neo azzurro: spesso i due si pestano i piedi. SCALONI e DEL NERO sv- Entrambi giocano pochissimo. Soprattutto per l’ex bresciano urge un recupero in fretta, per non assistere a un precoce declino. Per lui sarebbe opportuno ripartire da protagonista in un’altra piazza, magari meno prestigiosa. Non ha convinto nel ruolo di esterno sinistro: il fatto è che a 30 anni ancora non si è capito dove possa rendere al meglio. SCULLI 6- Sembrava destinato all’Inter dopo le ottime stagioni da protagonista e idolo al Genoa. Invece come Biava l’anno scorso, giunge un po’ in sordina alla corte laziale, faticando a trovare un posto da titolare fisso. Ma le qualità non gli mancano di certo e probabilmente l’anno prossimo saprà dare il suo proverbiale contributo di corsa, gol e grinta. BRESCIANO 6- Riserva affidabile, tuttavia appannato dopo i positivi anni di Parma e Palermo. STENDARDO e MEGHNI sv- Praticamente degli spettatori non paganti. L’ex juventino è un solido centrale ma è sempre fermo per infortuni; idem per l’ex stellina delle giovanili del Bologna, apparso come una meteora nei brillanti esordi in serie A (appena diciottenne) ma perennemente alle prese con guai fisici che gli hanno persino fatto saltare l’imperdibile vetrina dei Mondiali Sudafricani, dove sarebbe stato impegnato con l’Algeria. Di Gianni Gardon