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Le pagelle di serie A: stagione infelice per la Juventus

Il campionato di serie A si conclude con una stagione infelice per la Juve di Del Neri

Juventus La stagione 2010-2011 inizia con un cambio ai vertici dirigenziali. Il nuovo presidente Andrea Agnelli nomina come nuovo Direttore Generale Giuseppe Marotta e in panchina arriva l’ex tecnico della Sampdoria Luigi Del Neri. Stagione infelice per la Vecchia Signora,  la squadra non c’è, è lenta, impacciata, priva di gioco e di stimoli.  Tre sconfitte consecutive (Lecce, Bologna, Milan), zona Champions sempre più lontana. Due volte rimontata con Catania e Chievo, sconfitta con il Parma (già salvo) tolgono pure l’Europa League. La Juventus conclude il Campionato con un settimo posto. BUFFON 6- Il tormentone sul suo futuro (resta o non resta?), il dualismo pacifico con Storaci, gli innumerevoli infortuni, un ingaggio ingombrante: tutti ingredienti che hanno contribuito a far scendere il suo rendimento al di sotto della soglia di eccellenza a cui ci aveva abituato. Possibile un suo trasferimento alla Roma, nonostante un discreto finale di stagione. MOTTA 5- Sopravvalutato agli inizi, quando appena diciottenne percorreva tutta la fascia destra atalantina, ha deluso gli estimatori della prima ora, mostrando scarsa personalità e poca predisposizione alla lotta  e all’agonismo. Sembra abbia smarrito le doti di buon corridore, è lento e impacciato, a disagio in una grande, dopo le opache prove alla Roma. BONUCCI 6- Sufficienza assai risicata. Dopo un buon inizio, da titolare fisso, incappa in una serie di partite negative che gli fanno perdere sicurezza e fiducia. Merita una seconda chance, dopo la stagione monstre al Bari e gli incoraggianti esordi in Nazionale, al fianco dell’ex sodale Ranocchia. Ma non ha ancora l’esperienza per guidare una retroguardia importante come quella juventina. CHIELLINI 6,5- Il leone livornese si conferma uno dei migliori difensori della serie A, imprescindibile perno nella linea a 4 delneriana, finisce pure a fare il terzino sinistro, ruolo d’origine. Non sarà mai tecnico come Nesta o completo come Cannavaro, ma può ripercorrere le orme dei grandi difensori azzurri. Ruvido, non abbassa mai la guardia al cospetto di grandi attaccanti, con i quali ingaggia spesso duelli rusticani (memorabili quelli con Ibrahimovic). DE CEGLIE 6- Dopo un promettente inizio di stagione, che ne stava certificando la raggiunta maturità, si squaglia a causa di un grosso infortunio che in pratica lo mette ko per tutta la seconda parte della stagione. Peccato. GROSSO 5,5- Mezzo punto in più per la grande professionalità dimostrata una volta chiamato in causa, lui epurato dalla rosa dei titolari. Ormai in fase discendente della carriera, non deve dimostrare alcunché. KRASIC 6,5- Difficile giudicarlo alla lunga distanza. L’inizio è da 9, sembra il vero crack, non solo  del mercato juventino, ma di tutta la campagna acquisti della serie A. Mai a riposo da 12 mesi, crolla a livello fisico, lui che fa della velocità e della freschezza i suoi punti di forza. E’ comunque uno dei pochi a salvarsi dalla debacle juventina, anche se spesso pecca di eccessivo individualismo: palla a lui che prova a dribblare chiunque. Nel mirino per un periodo a causa di discutibili simulazioni in area di rigore avversaria. FELIPE MELO 5,5- Parte discretamente, in sintonia con il tecnico che lo reputa fondamentale. La dirigenza decide di puntare nuovamente su di lui, anche per giustificare l’enorme e spropositato esborso economico valso per acquistarlo due anni fa. Appare più attento, meno frivolo e più solido che in passato, ma comunque sempre altamente falloso e svagato a metà campo. Se sento ancora qualcuno che lo paragona a Dunga giuro che lo scomunico! AQUILANI 6- Altra grossa delusione della stagione, nonostante una buona partenza, una volta superati i guai fisici che lo hanno attanagliato durante il soggiorno nella città dei Beatles. Sinceramente è difficile che il Liverpool decida di tenerlo, anche perché alla Juve dimostra troppo a sprazzi il suo talento di centrocampista raffinato, regista dai piedi buoni e all’occorrenza mezz’ala o trequartista. Scarsa personalità in una zona nevralgica come quella che occupa lui in campo, nel cuore della squadra; tanti buoni tocchi, testa alta ma non ha la stoffa del leader, del condottiero. PEPE 6,5- Si riscatta ampiamente nel finale, dopo una partenza ad handicap che lo ha fatto presto relegare in panchina. Garantisce un impegno encomiabile ovunque lo metti (ma guai a parlare ancora di esperimenti occasionali come il terzino “alla Zambrotta”), anche se si sta snaturando troppo: in fondo il meglio di sé lo ha sempre dato in un tridente d’attacco, non in un ruolo di spola o di raccordo. DEL PIERO 6,5- Il capitano storico bianconero, per cui ormai si sono conclusi gli aggettivi, i superlativi e i soprannomi, fa la sua parte sempre. Segna gol talora pesanti, guida tutta la squadra, non molla mai, soffre più di tutti nel veder affondare la squadra per la quale ha speso tutta la carriera. Ha rinnovato per un altro anno. Giusto così, a 37 anni è ancora il giocatore più qualitativo del gruppo, un esempio unico e (forse) inimitabile. MATRI 7- Uno degli attaccanti tra i più prolifici che a gennaio hanno cambiato squadra (insieme a Floro Flores e all’ex juventino Amauri.. scherzi del destino!), saluta l’amata Cagliari da idolo offensivo e si inserisce alla perfezione nel confuso mosaico bianconero, mantenendo inalterata la media gol. Attaccante d’altri tempi ma allo stesso tempo moderno, segna in tutti i modi. Lo attendiamo per una conferma. IAQUINTA 6- Gioca pochissimo, difficile giudicarlo. Giunto probabilmente al termine dell’esperienza juventina, stesse bene sarebbe un titolare fisso, visto che non fa mai mancare gol, impegno, determinazione, profondità (è l’unica punta del roster a possedere questa caratteristica). TONI 6- Di stima. Dopo la negativa esperienza genoana, si cala nei panni dell’attaccante esperto a fine carriera, che deve nei scampoli di gara concessi dal mister fare la differenza, facendo valere il suo curriculum. Qualche volta ci è riuscito, anche se la parabola discendente della sua esperienza ad alti livelli sembra evidente. GRYGERA 5- Panchinaro per scarsa qualità, gioca poco rispetto agli anni precedenti per precisa scelta tecnica del mister. La maglia bianconera in fondo gli era sempre stata larga. SORENSEN 6- Appena diciottenne, viene buttato nella mischia nel momento del bisogno. Una scommessa dapprima vinta con coraggio, mentre sulla lunga distanza ha mostrato lacune inevitabili vista la scarsa esperienza. Nato centrale, ha esordito da terzino, mostrando buone doti di corsa e tempismo, anche se è parso sovente in difficoltà contro avversari molto più navigati di lui. MARCHISIO 6,5- Uno dei più positivi della squadra, il capitan Futuro juventino rischia di disorientarsi a furia di cambiare posizione in zona mediana. L’ex nuovo Tardelli predilige giocare da interno, ma spesso Del neri lo ha sacrificato in fascia, posizione che lo ha assai penalizzato. Stabilmente in Nazionale, è uno di quegli elementi dal quale irrimediabilmente ripartire. STORARI 7,5-  A tratti il miglior portiere della stagione, protagonista di parate straordinarie, reclama giustamente (anche se con un certo coraggio) una maglia da titolare, anche dopo il ritorno di Buffon. Alla resa dei conti ha mantenuto un rendimento più elevato del titolato compagno, col quale il rapporto è di sana rivalità ma anche di piena stima reciproca. TRAORE’ 4- Leggero, impalpabile, perennemente in infermeria, non sembra un giocatore da Juve, ma in certi frangenti non è sembrato nemmeno un giocatore. Ricalcherà le orme di predecessori illustri sulla fascia mancina juventina come Athirson o Sorin? SALIHAMIDZIC sv- Brazzo a differenza di Grosso fa quasi lo spettatore, in una stagione da separato in casa. Triste finale di carriera per il plurititolato bosniaco, positivo pure nelle prime apparizioni bianconere. SISSOKO 5- Rimane un enigma il centrocampista maliano. Stecca nuovamente, non a suo agio in un rigido 4-4-2. Fisico da granatiere, ma caratteristiche tecniche che lo differenziano molto dal Vieira al quale spesso fu accostato in gioventù, predilige piuttosto partire palla al piede, anche se i suoi fondamentali non sono proprio di prim’ordine. Deve trovare una squadra che punti decisa su di lui e rimboccarsi le maniche, se non vuole scivolare presto nell’anonimato. BARZAGLI 6- Acquistato per raddrizzare la baracca, l’ex pupillo di Del Neri ai tempi gloriosi del Chievo, mostra grande carattere e voglia di dare una mano. Pienamente sufficiente, scalza Bonucci dal ruolo di titolare nelle ultime partite di campionato. MARTINEZ 4- Il flop della stagione. Più in infermeria che in campo, quando gioca (sempre fuori ruolo, giacchè fare l’ala non è proprio il suo mestiere) non dà nessun contributo tangibile. Del satanasso ammirato sotto l’Etna rimangono poche tracce. Incomprensibile l’investimento cospicuo operato dalla dirigenza. QUAGLIARELLA 7- Assieme a Storari e Krasic l’uomo in più dei bianconeri di inizio stagione. Sembra spaccare il mondo, si inserisce alla grande negli schemi, segna come non mai, mostra un repertorio di prodezze degno della sua fama ma.. sul più bello subisce un grave infortunio che lo stoppa per tutto il girone di ritorno. Un grande peccato per questo attaccante che si stava imponendo in maglia juventina. RINAUDO sv- Chi l’ha visto? Ennesimo “bidone” rifilato alla Vecchia Signora in fase di mercato, il pur bravo centrale difensivo non vede mai il campo in quanto rotto e perennemente frenato da noie fisiche e muscolari. GIANDONATO sv- Promettente nei suoi inizi in serie A, può rinverdire i fasti dei vari Paro e Marchisio lanciati con successo in prima squadra negli ultimi anni.  Di Gianni Gardon