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Il bene delle Williams eliminate

Redazione

28 giugno 2011

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Uno dei tanti motivi per preferire il tennis ad altri sport è la quasi totale ininfluenza degli arbitri. Se anche qui invece che designatori ci fossero 'disegnatori', il sistema di sicuro avrebbe tenuto in corsa a Wimbledon almeno una delle sorelle Williams. Così come adesso l'imprecisato sistema (la WTA? l'ITF? Gli sponsor?) tiferebbe per Maria Sharapova, ultimo personaggio mediaticamente riconoscibile rimasto in pista in un torneo femminile che agli ottavi ha perso anche l'improbabile numero 1 del mondo (diventata tale non per decreto, però, ma per i punti guadagnati nei tornei) Caroline Wozniacki. Detto questo, il fatto che le Williams non siano arrivate fino in fondo dopo un anno (Serena) e sei mesi (Venus, come la sorella minore tornata a Eastbourne) di inattività è un bene per la credibilità del tennis femminile. Un Nadal che giochi da numero uno del mondo dopo un anno di stop non sarebbe nemmeno concepibile, e stiamo parlando di uno capace di giocare sul dolore (anche magari immaginario, come forse è avvenuto con Del Potro), purtroppo confrontando i due mondi il maschilismo esce con facilità. Non si possono avere gli stessi premi e la stessa visibilità offrendo uno spettacolo tanto inferiore, come livello medio. Per questo il tennis femminile ha bisogno di personaggi riconoscibili molto più di quello degli uomini. E la riconoscibilità delle Williams a Wimbledon non è un'opinione, visto che dal 2000 ai giorni nostri solo nel 2006 si è giocata una finale (Mauresmo-Henin) con nessuna delle sorelle in campo e che ben 4 volte nella finale si è visto il derby di famiglia. Conclusione: il tennis è ancora uno sport relativamente serio. Stefano Olivari stefano@indiscreto.it

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