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Gary Lineker e il servizio pubblico

Redazione

24 maggio 2011

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Arriva un’email: “Caro Balestri, lei è molto divertente nelle sue critiche, ma appunto è troppo critico. Possibile che non le vada mai bene niente? Possibile che debba sempre distruggere e mai costruire? Saluti, Marco, Milano”. Approfittiamo di Marco per costruire qualcosa raccontando della devastante esperienza che abbiamo vissuto a Londra, dove siamo stati per motivi di lavoro nei giorni scorsi. Devastante per chi è abituato al calcio italiano, alle sue miserie umane e televisive. Non intendiamo parlare dei soliti luoghi comuni del football britannico come vero, schietto, leale, birra, fish and chips, tifo sano, lealtà, applausi comunque a chi si impegna, e tutto il resto, luoghi comuni peraltro verissimi (basta assistere a una qualunque partita lì e confrontarla con una qualunque delle nostre, a partire dalle diverse difficoltà di raggiungere uno stadio e di entrarci). No, vogliamo parlare di tv, e questa è la nostra modesta proposta per cercare di costruire qualcosa di diverso nel calcio in tv per la prossima stagione anche in Italia. Quello che ci ha colpito è la Bbc. Esempio di tv di qualità per moltissimi aspetti, dai tg ai programmi culturali, dall’intrattenimento alla completezza dell’offerta. Ma è come tratta il calcio che ci ha sorpreso. Le difficoltà sono le stesse della Rai, ovvero la presenza di una dilagante Sky che non si limita a mostrare in diretta le partite, ma le spezzetta e le spalma a proprio piacimento. Risposta italiana: appena finisce il posticipo serale parte una chilometrica trasmissione zeppa di applausi inutili e insulsi, condotta in modo pressappochistico, che per la prima mezz’ora parla di temi a casaccio finché non arriva l’ora in cui può trasmettere le immagini del posticipo, che vengono commentate all’impronta in una finta sintesi di una finta diretta. Poi di nuovo chiacchiere, servizi (sintesi poverissime di immagini e con inquadrature a casaccio) mandati in onda senza un filo logico fino a notte fonda, opinionisti che si contraddicono tra di loro con sempre maggiore permalosità, due-tre accenni tattici, qualche sciapa battuta di un comico, ospiti del calcio giocato che scappano sempre presto perché l’indomani hanno allenamento, interviste in diretta fatte svogliatamente ma ricche di complimenti per chiunque, retorica, un pelo di mercato che fa sempre piacere, applausi per tutti. Si finisce a notte fonda (durata circa due ore e mezza) che non si è capito una mazza. E poi dicono che uno diventa nostalgico se pensa a quando alla Ds c’erano Ciotti e Viola. Di Controcampo potremmo dire anche peggio, ma ha un’attenuante grossa come una casa: è trasmessa da un canale privato, che non ha nessun dovere di farlo e se lo fa ha il diritto di impostarla come crede. La Rai è servizio pubblico, e il dovere ce l’ha. Risposta inglese, appunto della suddetta Bbc. La trasmissione “Match of the day”. In onda a mezza serata. La conduce un giornalista? No, Gary Lineker, uno dei più prodigiosi uomini che abbiamo mai attraversato il calcio inglese per puntualità sottorete, stile, correttezza (mai ammonito in vita sua, come sapete). Che sa anche parlare bene, in modo semplice e chiaro. Lo capivamo anche noi, che l’inglese lo mastichiamo, ma non siamo madrelingua. Qui vedrete mai Rivera o Baggio a condurre la Domenica Sportiva? No, e magari sarebbero anche capaci di farlo, o magari no, ma il dubbio ci resterà per sempre perché non glielo chiederanno mai. Pubblico in studio: zero. Quindi non c’è un solo applauso, e già questa oasi del silenzio, in un’epoca dove gli applausi li senti anche ai funerali, rasserena l’animo. Ospiti in studio due: un allenatore e un calciatore. Fine. Niente opinionisti, niente comici, niente vip di passaggio a smarchettare per qualche film in uscita. I servizi delle partite sono sintesi relativamente ampie, di 3-4 minuti l’una, fatti – bisogna dirlo – alla maniera di 90° Minuto, sintesi di finte dirette. Idea che non ci è mai piaciuta, ma che misteriosamente lì acquista un senso. E temiamo che dipenda dalla qualità dei giornalisti che le fanno. I servizi si chiudono con mezzo minuto di dichiarazioni dei due allenatori, poi c’è una grafica che riassume le statistiche (possesso palla, falli, tiri e amenità assortite), e il cronista che le spiega. Si torna in studio, Lineker analizza ancora tatticamente il match, chiede agli ospiti cosa ne pensano, c’è un breve dibattito. Niente viene nascosto, niente è dato per scontato, ma il tutto dura 45 minuti al massimo ed è perfettamente comprensibile. E un po’ noioso? Forse, ma perché parlare di calcio deve essere spettacolare? Lo spettacolo del calcio è e deve essere il calcio stesso, non chi ne parla, altrimenti è come guardare il dito quando qualcuno ti indica la Luna. E comunque in un servizio pubblico lo spettacolo, ovvero il superfluo, ovvero polemiche, mercato, moviola, narcisismi dei giornalisti, semplicemente non esiste. La Bbc fa così e lo lascia tutto ai deliri dei quotidiani formato tabloid, e solo a loro perché tra le fortune dell’Inghilterra c’è di non avere Biscardi (che là ci è sbarcato solo col famoso spot del “deng iu” per chi se lo ricorda). I punti di contatto tra la Rai e la Bbc, cioè fra Domenica Sportiva e Match of the day sono due: le sintesi delle finte dirette e la mancanza di moviola (idea che ci sembrava un po’ delirante quando Raisport l’ha lanciata, ma bisogna ammettere che alla lunga ha acquistato un senso). E la modesta proposta dov’è? Semplice. Perché il direttore di Raisport Eugenio De Paoli non si fa spedire da qualche corrispondente Rai a Londra (ad esempio Stefano Tura, che è sveglio e sa di sport, e non solo per il suo passato a 90° Minuto) le videocassette, o i dvd se vuol fare il moderno, o gli mp4 se vuol fare il modernissimo, di tutta la stagione appena terminata di Match of the day e non prende appunti? Livio Balestri telecommando@hotmail.it

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