Altro

Schiavone di Roma

Se non ci saranno defezioni dell’ultima ora, ai prossimi Internazionali d'Italia di tennis non ci sarà nemmeno un italiano ammesso direttamente nel tabellone maschile perché il primo degli azzurri è il numero 47 Starace. Meno male che ci sono le donne...

La tradizione ed il protocollo vogliono che alla vigilia di ogni edizione degli Internazionali d’Italia ci debba essere una conferenza stampa di presentazione destinata – per definizione e per struttura – ad essere inevitabilmente noiosa, uguale e prevedibile. La solita carrellata di interventi istituzionali (Presidente del Coni, della Fit, dello sponsor, ecc) che ci hanno detto le solite cose. Non è colpa di nessuno perchè la novità più importante, la presenza contemporanea di uomini e donne, era stata decisa – a livello internazionale – da qualche tempo e sancita da una parola (combined) appena accettabile nella versione inglese ma orribile nella traduzione italiana che fa pensare ad una specialità dello sci. Purtroppo i due tornei, il maschile ed il femminile, si porteranno dietro gli stessi inconvenienti di quando erano staccati e cioè quei tabelloni di 56 anziché di 64 giocatori che costituiscono una evidente irregolarità tecnica oltre ad un doppio svantaggio organizzativo che è quello di non avere a disposizione i nomi più importanti per il primo turno ed esporre gli stessi al rischio di una immediata eliminazione mettendoli di fronte ad avversari che hanno già avuto la possibilità di giocare una partita nelle stesse condizioni di clima, di luce e di superficie. Per evitare cattive interpretazioni voglio chiarire che la responsabilità di tutto questo non sono della nostra Federazione perché si tratta di decisioni prese a livello internazionale dai due sindacati (ATP e WTA) preoccupati di proteggere i giocatori più forti ed accettate, con colpevole leggerezza, dagli organizzatori di tutti i tornei, non solo del nostro. Bisogna riconoscere che il cambiamento, che sottrae al tennis quattro giorni, ha anche un vantaggio che è quello di non infliggerci la pena del lunedì della seconda settimana con quelle tribune vuote che stringevano il cuore. L’errore, lo ripeto fino alla noia, era stato quello di avere accettato lo scambio in calendario dei due tornei e di avercelo venduto come un miglioramento. Per fortuna, malgrado gli errori dei suoi dirigenti, il tennis si è dato una organizzazione che assicura la presenza ai tornei di un certo livello di tutti i giocatori più forti per cui a Roma ci saranno tutti e quasi tutte (mancheranno ufficialmente Venus e Zvonareva, e probabilmente Clijsters e Serena). Mi ricordo una triste edizione degli Internazionali in cui la prima testa di serie era Brad Gilbert (1990) ed un’altra nella quale abbiamo avuto in finale Arias ed Higueras (1983), un pericolo che oggi sembra scongiurato. Non sono d’accordo con il presidente della Fit Binaghi che ha detto che preferirebbe che la Schiavone o la Pennetta vincessero al Foro Italico piuttosto che al Roland Garros. Rimango convinto che la vittoria della Schiavone a Parigi sia stato il momento più felice del nostro tennis negli ultimi 25 anni. Ovviamente Binaghi ha cercato un esempio nel settore femminile non potendo sottolineare la tristezza nel constatare che se non ci saranno defezioni dell’ultima ora non ci sarà nemmeno un italiano ammesso direttamente nel tabellone maschile perché il primo degli azzurri (Starace, n. 47) rimane fuori di sei posti dell’elenco degli iscritti. Bisognerà dunque fare completo uso delle wild card per avere una rappresentanza italiana nel nostro torneo più importante nel quale figurano invece per diritto di classifica nove spagnoli, cinque francesi, tre argentini, tre tedeschi ma anche un kazako, un lettone ed un cipriota. Che Santa Schiavone ci protegga! Fonte: Rino Tommasi per Ubitennis, il sito di informazione tennistica diretto da Ubaldo Scanagatta