Se Di Martino e La Mantia fossero uomini

Nel giorno della Festa dell Donna una domanda cattiva: perchè un equivalente maschile dei trionfi italiani agli Euroindoor, a parità di sport, avrebbe avuto un maggiore riscontro mediatico? Le nostre tre risposte...
Se Di Martino e La Mantia fossero uomini

Pubblicato il 8 marzo 2011, 11:11

Nel giorno della Festa della Donna vorremmo uscire dalla retorica delle donne che hanno fatto passi avanti nel mondo del lavoro e dello sport, il classico servizio da Tg1 di una volta, tanto per rimanere nel nostro orticello. Vero a livello quantitativo, falso se si guarda ai posti di comando: entrando in un ospedale 8 medici 'normali' su 10 sono donne, ma ad andare bene la statistica scende a 1 su 20 quando si parla di primari. Lo sport non fa eccezione, perché la presidentessa della situazione è quasi sempre 'moglie di' o 'figlia di': non è un grande passo avanti, dal punto di vista culturale, essere piazzata in un posto dal padre o dal marito. E le giovani industriali sono nel novanta per cento dei casi figlie di vecchi industriali, dalla Marcegaglia in giù. Insomma, la nostra società è ancora profondamente maschilista e l'Islam avanzante non fa sperare bene bene per il futuro. Ma stavamo parlando di sport... Ecco, nel giorno della festa della Donna vorremmo rispondere a una domanda che ci siamo fatti da soli, alla Marzullo, guardando in televisione i trionfi agli Europei Indoor di Antonietta Di Martino nel salto in alto e di Simona La Mantia nel triplo. Perchè un loro equivalente maschile, a parità di sport (anche lo stesso Fabrizio Donato, argento nel triplo), avrebbe avuto un maggiore riscontro mediatico? Stiamo sull'attualità, perchè se allargassimo il discorso dovremmo partire dalla differenza di trattamento fra una Schiavone che vince il Roland Garros e uno Starace che vince una partita nel gruppo B di Coppa Davis. Risposta parziale numero uno: anche le donne, come spettatrici, seguono maggiormente lo sport maschile di quello femminile. Gli sport individuali si salvano un po' da questa logica, ma quando si va su quelli di squadra il confronto è imbarazzante, anche come spettacolo. Risposta parziale numero due: per mille ragioni, storiche e culturali (anche ragioni pessime, non è che le tradizioni siano per forza positive), una comunità o una nazione si identificano con più facilità in un atleta o in una squadra maschile, con ovvia prevalenza del calcio sulle altre discipline. Un bergamasco che segue poco lo sport ha più probabilità di buttare un occhio sul risultato dell'Atalanta in serie B piuttosto che su quello della Foppa Pedretti campione d'Europa di volley. Risposta parziale numero tre, la più cattiva: per evidenti ragioni biologiche e biomeccaniche le prestazioni degli uomini forti sono 'migliori' di quelle delle donne forti. Portando al retropensiero, difficile da confessare, che nello sport la donna di successo sia un po' un uomo di serie B. Questo non toglie che Di Martino e La Mantia siano straordinarie, senza dimenticare che non ci si può esaltare per lo sport femminile solo nel nome del politicamente corretto. Stefano Olivari stefano@indiscreto.it

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