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Alzando l'audience di Telemilano

Due libri da non perdere: 'Reti e parabole' di Giorgio Simonelli e Darwin Pastorin, 'Passo doppio' di Luigi Colombo. Il primo di analisi, il secondo di ricordi...

Redazione

18 dicembre 2010

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Mettere la propria email in fondo agli articoli è utile: permette di ricevere commenti (insulti compresi, a loro modo sono un segno di attenzione) e magari anche qualche domanda interessante. Perdonerete se sbrigo in pubblico un po’ di corrispondenza personale, perché in fondo il consiglio può interessare a tanti lettori di questo blog. Gentile signor Balestri, siccome lei mi sembra una persona colta vorrei chiederle un suggerimento: qualche libro da regalare per Natale ad alcuni amici appassionati di sport e di giornalismo sportivo. Saluti, Luca, Milano. Caro Luca, a parte che al massimo io sono colto sul fatto (ok, era di Montanelli), mi permetto di rispondere in pubblico. Consigliando due libri diversi, uno di analisi, uno di ricordi. Entrambi editi da Mursia, ma è davvero un caso. Quello di analisi si chiama “Reti e parabole” e l’hanno scritto il massmediologo Giorgio Simonelli e Darwin Pastorin, giornalista noto a tutti. È un’analisi di come il giornalismo sportivo ha cambiato non solo se stesso, ma anche il giornalismo tout court e addirittura diversi sport. La tesi, molto affascinante e molto ben raccontata, è che il giornalismo sportivo ha seminato anche nel resto dell’informazione, facendo spesso da pioniere: la trasmissione tv in diretta, il racconto degli eventi con uno studio centrale, il talk show, i dibattiti politici, i retroscena, il clima di tifo pro e contro dei giornali di informazione. Ma anche gli sport che mutano le proprie regole per adattarsi alla tv (il tennis che introduce il tie-break, il volley che cambia punteggi, il calcio che prima o poi inevitabilmente userà la moviola). Rapido da leggere, ma completo e intelligente. Il libro di ricordi è “Passo doppio” ed è l’autobiografia di Luigi Colombo, uno dei pionieri del giornalismo sportivo in tv in Italia. Colombo lo ricorderete probabilmente a Telemontecarlo, era presentatore e capo dello sport, quello con una specie di caschetto e l’aria un po’ grigia. In effetti il brio non è mai stato tra i suoi pregi, ma le trasmissioni le sapeva ideare e costruire, ha vissuto tutta l’epoca d’oro dell’emittenza privata, dalla nascente Fininvest a Tmc fino a Stream e Gioco Calcio, aveva un garbo d’altri tempi e sapeva commentare con puntualità e competenza il calcio: ha inventato lui la telecronaca a due voci e già questo basterebbe a dargli gloria, anche se ora la sua invenzione è inflazionata e distrutta dal pessimo livello di gran parte delle seconde voci (ma le sue erano, per dire, Altafini e Bulgarelli). Anche lo stile di scrittura del libro non è brillantissimo, ma è notevole lo spaccato di un’epoca ormai irripetibile, in cui l’informazione si faceva con una telecamera e due idee, non serviva altro. I diritti delle partite costavano un boccon di pizza o erano addirittura gratis, permettendo a chiunque di trasmetterle, e i campioni avevano ancora un loro fascino umano e sapevano mettersi in gioco, improvvisarsi conduttori e presentatori (e con Colombo lo fecero per esempio Mazzola, Rivera, Platini, Maradona). Ora sarebbe improponibile, tra uffici stampa delle società, cachet milionari, sponsor da citare, procuratori affamati, paura di inimicarsi tifosi, e infatti gli sportivi commentatori sono calciatori in pensione. Altro pregio del libro: è pieno di aneddoti clamorosi. Come l’editore di Telemilano (poi Canale 5), un certo Silvio B., che ammonisce: “Colombo, lei può preparare la trasmissione sportiva più bella del mondo, ma se vuole alzare l’audience ci deve aggiungere anche una valletta dalla bellezza prorompente”. O Altafini che in una cronaca a Telemontecarlo vede un tizio sconosciuto dare la Coppa di Lega inglese alla squadra vincitrice e in diretta commenta: “A consegnare il trofeo è il direttore dello zoo di Londra, Ser Pent”. Di storie così il libro è pieno. E lo rendono memorabile per chi ama il giornalismo sportivo. O quel che ne resta. Livio Balestri telecommando@hotmail.it

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