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La verità fa male

La reazione offesa di molti giornalisti, buoni rappresentanti dei loro giornali e delle vendite, ha portato il presidente del Coni Petrucci a intervenire, respingendo l'idea di liberalizzazione del doping.

Redazione

11 ottobre 2010

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Continuo a seguire con ovvia curiosità la vicenda delle dichiarazioni di Ettore Torri sui ciclisti dopati. La reazione offesa di molti giornalisti, buoni rappresentanti dei loro giornali e delle vendite, ha portato il presidente del Coni Petrucci a intervenire, respingendo l'idea di liberalizzazione del doping. Al contempo, temo, si è obbligato lo stesso Torri a una sorta di retromarcia. Peccato che la toppa sia talvolta peggiore del buco. E più prudentemente, secondo me, il buon politico Petrucci avrebbe fatto meglio a sorvolare sul tema, consigliato in questo dai risultati strabilianti ottenuti nel passato da qualche nostra Federazione. Dico tutto questo perché stamattina ho letto su Repubblica la bella intervista di Eugenio Capodacqua (sì, sempre lui) al grande Pierino Gavazzi, che ricordo sprinter sotto lo striscione nei miei Anni 80 davanti al video. È una testimonianza agghiacciante, ma al tempo stesso formidabile, quella che fa sul figlio Mattia, che a 27 anni è stato trovato tre volte positivo alla cocaina. Gavazzi giura che tanti, tantissimi ragazzi si dopano (specie nelle corse a tappe) e che spesso il confine già labile tra sostanze "prestazionali" e droghe pure si assotiglia. Tesi che mi ha ricordato ovviamente Pantani, ma anche Simoni e altri. Gavazzi dà pure ragione a Torri, come sommessamente gliela avevamo data noi. Eppure Gavazzi in bici c'è stato, il gruppo e certe dinamiche omertose del gruppo le conosce, possibile che si sia sbagliato anche lui in questa denuncia così forte? Forse la voce di un padre terrorizzato vale meno di qualche buon opinionista accreditato al Giro? Aspetto per domani qualche piccata risposta. O forse mi attendo il silenzio, che in questi casi è la posizione più comoda. Staremo a vedere.

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