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Redazione

9 settembre 2010

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Due settimane fa sono finito nel cuore di Italia, tre ore di automobile per parcheggiare sotto i monti di Gualdo Tadino. Direte: che cosa c’entra col calcio da quando non lo allena più Novellino? C’entra eccome, perché la serata organizzata nel Comune umbro era dedicata a Nello Saltutti, eroe locale e attaccante di Milan, Sampdoria e Fiorentina. C’era il figlio Alessio, che negli anni è diventato un amico, dai tempi di un’intervista sul Guerino quando mi occupai delle morti bianche della Fiorentina, c’era l’affascinante Boranga, ma c’era soprattutto tantissima gente ad ascoltare. Una serata vera, di quelle che non ritrovo mai nei posticci salotti televisivi. Curiosità, sentimento, partecipazione, umanità, silenzi. Ho capito ancora una volta che il calcio è questo, alla fine della giostra: piccoli paesi d’Italia in cui si guarda ai grandi club come a qualcosa di inarrivabile, in cui si sogna e in cui si gode della gioia di avere avuto un compaesano in Serie A. Un calciatore ucciso dalle troppe pastiglie di Micoren, temo, ma rimasto vivo nel ricordo di una bellissima famiglia e di un Paese in cui gli amici ti parlano di Nello. Aveva aiutato tutti. Unica nota dolente, come sempre, la politica: nemmeno un sindaco che gli abbia dedicato lo stadio. A un uomo morto di pallone. PS Nel video che trovate qui (scarica il video), dolce come la serata di Gualdo, potrete sentire l’articolo che Walter Tobagi, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980, dedicò al conterraneo Saltutti. http://www.youtube.com/watch?v=I23u5Iim9ug

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