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L'inizio dell'era Sinner© Getty Images

L'inizio dell'era Sinner

Il campione italiano ha conquistato gli Australian Open battendo in finale Medvedev. È il primo Slam azzurro in singolare 48 anni dopo il Roland Garros di Panatta...

Stefano Olivari

28 gennaio

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Jannik Sinner ha scritto la storia del tennis italiano maschile, vincendo il singolare in uno Slam 48 anni dopo il Roland Garros di Adriano Panatta. Basterebbe questo per definire la portata della sua impresa agli Australian Open, e va anche detto che Sinner ci è riuscito senza buchi nel tabellone, dominando in semifinale il numero 1 del mondo e rimontando nella finale due set di svantaggio al numero 3. Il 3-6 3-6 6-4 6-4 6-3 con cui a Melbourne ha superato Daniil Medvedev è destinato a diventare una filastrocca per appassionati di tennis, anche se in questo momento è facile pensare che avendo 22 anni, e avendone Djokovic 36, vincerà altri Slam che metteranno in altra prospettiva questo. È un futuro che nessuno conosce, senza contare la difficoltà pazzesca di vincere i tornei più importanti in uno sport universale come il tennis: gente come Tsitsipas e Zverev rischia di chiudere la carriera senza alzare uno dei quattro trofei più importanti e questo va ricordato a chi era pronto a parlare di delusione per una possibilissima sconfitta in finale.

Il presente dice di un Sinner che è arrivato al termine delle due settimane molto più fresco del suo avversario, avendo lasciato per strada soltanto un set con Djokovic, mentre Medvedev arrivava da tre battaglie vinte al quinto set (semifinale con Zverev compresa) e da altre due partite conquistate al quarto. Situazione che si è fatta sentire, perché è vero che nel terzo set Sinner si è sbloccato tenendo molto più facilmente i suoi turni di battuta, ma è vero anche che Medvedev è calato fisicamente, soffrendo tutti gli scambi lunghi e non riuscendo mai a trovare i suoi fantastici angoli, come gli era riuscito nei primi due set contro un Sinner condizionato da una umana tensione e, dal punto di vista tecnico, messo nell’angolo dalla scelta del russo di insistere sulla diagonale di rovescio e, soprattutto, di stare molto più dentro il campo rispetto alla abitudini che gli impongono di coprire chilometri.

Nel terzo set Sinner non ha perso la testa e ha iniziato a trovare punti dal lato del dritto dell'avversario, dove un Medvedev in leggero calo si è messo a sbagliare più di prima. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto alla freschezza, anche se il tennis tre set su cinque degli Slam è un altro sport rispetto al tennis degli altri tornei. Perché quello del quarto set, dopo una lunghissima e tattica pausa negli spogliatoi, è stato un buonissimo Medvedev ed ha anche avuto una palla break che se sfruttata gli avrebbe probabilmente dato il torneo. Nel quinto non c’è quasi stata storia, con Sinner che non ha davvero sbagliato una scelta e Medvedev in affanno, costretto negli scambi lunghi ad andare sovraritmo. Non si può dire che abbia vinto l'esperienza, visto che il russo era alla sesta finale Slam (vittoria con Djokovic agli US Open 2021 e poi due sconfitte ancora con il serbo, due con Nadal e questa con Sinner) e l'italiano alla prima.

Una partita che diventerà un classico del tennis italiano, in attesa dei prossimi, e che fa terminare l’attesa di uno Slam al maschile, dopo quelli della Schiavone e della Pennetta, durata quasi mezzo secol.o Periodo in cui il tennis italiano ha avuto momenti di depressione assoluta, con la Serie C di Coppa Davis e la seconda settimana dei grandi tornei vista come miraggio, e in cui pochissimi fra quelli forti ci sono andati anche soltanto vicino, più di tutti Matteo Berrettini nella finale di Wimbledon 2021 contro Djokovic. Come al solito dopo questi trionfi si parla di ciclo, quando invece la storia dello sport e dello stesso tennis dimostra che ci possono essere imprese meritatissime ma isolate, come appunto quella di Panatta. Non pensiamo proprio che sarà il caso di Sinner, che potrà perdere (e perderà) contro gli Alcaraz ed i Rune della situazione, ma dal punto di vista mentale sembra avere un’altra cilindrata, anche rispetto al sé stesso di un anno fa. Una testa alla Djokovic, peraltro ancora vivissimo e ferito nell’orgoglio perché quella di venerdì è stata più di una sconfitta. È iniziata l'era Sinner? Sì.

stefano@indiscreto.net

 

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