Tennis

Un grande Federer in un piccolo Wimbledon

La classe immensa di Roger Federer ha nobilitato almeno l'albo d'oro di una delle peggiori edizioni di Wimbledon della storia moderna, con una orrenda finale (ma Cilic, già non in giornata, si è anche fatto male e ha giocato per l'onore), con i campioni che hanno buttato via enormi occasioni (Nadal aveva spianata la strada verso la finale) o si sono presentati con troppi problemi (Murray e Djokovic), con gli aspiranti tali ancora rimasti a metà del guado e la pompatissima NextGen ancora... Next, anche se Zverev ha dato vita con Raonic ad una delle partite più belle di queste due settimane. L'elenco infinito dei record di Federer (ottavo Wimbledon, senza perdere nemmeno un set come Borg nel 1976, diciannovesimo torneo dello Slam e via wikipediggiando) non rende pienamente giustizia a un fenomeno che è stato capace di alzare il proprio livello quando altri più giovani di almeno 5 anni l'avevano detronizzato. Si può discutere del valore in rapporto a Federer dei pochi altri immortali del tennis, mentre non è discutibile il fatto che Federer sia stato uno dei pochissimi ad avere avuto due carriere da numero 1 (sì, sarà numero 3 ATP ma non c'è nessuno fra i suoi colleghi che non lo consideri il numero 1), cosa che non si può dire nemmeno di Laver e Rosewall: che avevano si avuto la loro carriera interrotta dal professionismo (o meglio, dal finto dilettantismo), prima di tornare con l'era Open, ma non erano mai stati giocatori in relativo declino come è stato Federer dal 2013 all'anno scorso. L'unico precedente accostabile è quello di Jimmy Connors, che nel 1982 vinse Wimbledon e U.S. Open dopo anni in cui nei tornei più importanti veniva battuto da Borg e McEnroe. E questo reagire al declino, cambiando qualcosa tecnicamente (ma non troppo: il rovescio in top lo sapeva tirare anche il vecchio Federer, è che il 'nuovo' è più cinicamente attaccato ai suoi punti forza) e soprattutto come programmazione, è senz'altro più importante dell'aver vinto il torneo più importante di tutti a quasi 36 anni. Anzi, queste considerazioni sull'età nemmeno fanno più impressione: nei quarti di finale del torneo maschile c'erano 6 trentenni (e oltre) su 8, con il giovane della situazione che era il quasi ventisettenne Raonic.  Alla fine la grandezza di Federer abbraccerà in pratica due decenni, con il dispiacere che nel mondo televisivo di oggi i tornei dello Slam, cioè gli unici che contano, siano scomparsi dai canali in chiaro con conseguenze evidenti sul reclutamento e sul coinvolgimento di nuove generazioni di tifosi.