Tennis

La vecchia Italia di Davis e Fed Cup

Nel tennis mondiale dominano i trentenni e nel suo piccolo anche quello italiano segue la tendenza. Domani a Mar del Plata gli azzurri tornano in Coppa Davis dove l'avevano lasciata lo scorso luglio a Pesaro, cioè contro l'Argentina che nel frattempo ha ottenuto una storica vittoria nella competizione a squadre che conta soltanto per chi la vince. Un'Argentina minore, senza Del Potro, Delbonis e Zeballos, che ha recuperato soltanto in extremis Schwartzman e che potrebbe anche perdere contro l'Italia di Barazzutti, dove Fognini e Seppi (in ballottaggio con Lorenzi) sembrano in buona forma, mentre il rientro di Bolelli in doppio è un'incognita. Già tre anni fa gli azzurri vinsero a Mar del Plata: il fattore campo è sempre importante, ma il tennis non è il calcio. Intanto la capitana delle donne Tathiana Garbin ha annunciato la squadra che scenderà in campo fra dieci giorni a Forlì contro la Slovacchia: anche qui poca scelta, pochissima dopo la squalifica della Giorgi che in ogni caso si sarebbe chiamata fuori e la pausa che si è presa la Vinci per dare il massimo nel suo ultimo (?) anno nel circuito, con la trentenne Errani e la trentasettenne Schiavone schierate contro una Slovacchia dimezzata, priva della Cibulkova e della Kucova, con spettatrici le giovani Paolini (21 anni) e Trevisan (23), entrambe oltre la posizione numero 200 del ranking. Il discorso sull'età media del tennis è ormai diventato una lagna insopportabile , visto che nei primi 100 uomini del mondo ci sono soltanto 8 Under 21 (Kyrgios, Alexander Zverev, Medvedev, Chung, Nishioka, Tiafoe, Fritz e Donaldson)  e fra le prime 100 donne la situazione è soltanto di poco migliore (9: Kasatkina, Ostapenko, Konjuh, Siniakova, Osaka, Chirico, Dodin, Bellis e Bencic), e non si capisce perché l'Italia dovrebbe andare in controtendenza. Il problema è che da noi nemmeno si intravvedono i trentenni di domani, in grado di avvicinarsi ai buoni risultati ottenuti da questa generazione di uomini e agli eccellenti delle donne. Chi parla di maturazione lenta, cultura mediterranea, mammismo, eccetera, forse non ricorda cosa facevano a 21 anni la Schiavone (quarti di finale al Roland Garros) e tutti gli altri, da Seppi alla Pennetta a Fognini, già stabilmente nei primi 100 del mondo. C'era almeno il potenziale e lo si poteva dire senza il senno di poi.