Tennis

L'addio di Ana Ivanovic

Lasciare il tennis in età relativamente giovane non è facile, ma Ana Ivanovic sa benissimo che da pubblicità e comparsate varie potrà incassare molto di più delle cifre che prenderebbe da giocatrice al numero 63 del ranking WTA senza prospettive di risalita per mere ragioni fisiche. A 29 anni la serba che idolatrava la croata Monica Seles e si allenava con il coetaneo Novak Djokovic in una Belgrado sotto l'incubo delle bombe (sganciate da aerei partiti anche dal'Italia, va ricordato) dice basta e per il momento si dedicherà soprattutto al marito Bastian Schweinsteiger, sposato lo scorso 12 luglio a Venezia. Magari quando si sarà stancata di guardare partite del Manchester United (si fa per dire, visto che Mourinho non ha mai preso in considerazione il tedesco) rientrerà nel tennis in qualche altro modo, ma questo è in ogni caso il momento dei bilanci. Doverosi, visto che parliamo di una ex numero uno del mondo: lo è stata per 3 mesi nel 2008, l'anno in cui vinse il Roland Garros imponendosi su Dinara Safina e arrivò in finale agli Australian Open (sconfitta dalla Sharapova), i due risultati migliori della carriera insieme alla finale parigina del 2007 (strapersa con la Henin). Di sicuro la Ivanovic ha vinto meno di quanto avrebbe potuto con la sua potenza nel diritto, quasi maschile nonostante la femminilità sia il motivo (fuori da ogni ipocrisia) per cui lei è diventata famosa nel mondo più, per dire, di una Kuznetsova. Limitata dai frequenti infortuni e da un gioco con poche variazioni tattiche, senza piano B, contro le campionesse di rango più elevato non ha quasi mai avuto un guizzo. Sempre umiliata dalla Henin, spesso da Serena Williams (una sola vittoria, due anni fa in Australia, che le ha dato l'entusiasmo per un buonissimo finale di carriera, culminato nella semifinale al Roland Garros dell'anno scorso), qualche volta ha fatto soffrire la Clijsters ma ci ha sempre perso, in limitate occasioni ha sorpreso Sharapova, Venus Williams e Mauresmo ma il record contro di loro parla chiaro. Ha sempre sentito tantissimo la rivalità con la connazionale Jankovic e quasi sempre l'ha anche battuta. Insomma, una serissima professionista, anche molto dura con se stessa, per caratteristiche tecniche più adatta al cemento dove però ha vinto moltissimo meno che sulla terra, in ogni caso con un tennis che il suo fisico non è riuscito a sostenere a lungo. Ma le fuoriclasse erano e sono altre, anche se Ana mancherà tantissimo ad organizzatori e spettatori.