Tennis

Nadal il primo dei Big Four a salutare?

Rafa Nadal ha 5 anni meno di Federer, il rivale per eccellenza anche se a lui sarebbero più vicini per età (un solo anno di differenza) Djokovic e Murray, ma potrebbe avere davanti meno tennis dello svizzero. Di poco fa è l'annuncio della fine del suo 2016, dopo la sconfitta di Shangai con Troicki, per i problemi al polso, una certa stanchezza dovuta alla preparazione interrotta più volte durante l'anno ma anche per un dopo-tennis che è già iniziato, con la presentazione della sua Academy (c'era anche Federer) e altre attività. Va detto che nei mesi finali dell'anno Nadal non è mai stato il miglior Nadal, visto che le superfici indoor non sono esattamente le sue, quindi questo arrivederci non va drammatizzato o usato come pretesto per un De Profundis. Pur con tutti i problemi il 2016 di Nadal ha avuto alcune luci, le vittorie di Monte Carlo e Barcellona, ma soprattutto l'oro olimpico in doppio con Marc Lopez (nel 2008 aveva vinto a Pechino in singolare), a cui teneva tantissimo. Essendo numero 7 del mondo e quindi qualificato alle ATP Finals, la sua rinuncia a Londra è mediaticamente dolorosa ma tennisticamente un po' meno: è un torneo che in tanti anni di carriera non ha mai vinto, arrivando al massimo in finale (due volte, nel 2010 e 2013). Inutile fare congetture sul futuro, ma è evidente che Nadal insieme a tutto il resto sia leggermente sceso di testa (come negli ultimi mesi Djokovic, sia pure a un livello superiore) e che per la prima volta, questo sì, stia dando la sensazione che il tennis sia ancora importante ma non più una missione. Magari una sfida a se stesso e al tempo che passa, ma senza dover dimostrare qualcosa in maniera ossessiva. Certo è che il suo 2016, anche quando è stato in buona forma, racconta di un Nadal in difficoltà. Agli Australian Open ha perso al primo turno da Verdasco, in una battaglia di quelle che non perdeva quasi mai, ha dato un segnale di vita a Indian Wells perdendo in semifinale da Djokovic, ha vinto a Monte Carlo (la semifinale con Murray a nostro giudizio la sua migliore partita dell'anno, insieme al quarto di finale perso con Djokovic a Roma e alla semifinale olimpica con Del Potro) e Barcellona, poi al Roland Garros il ritiro al terzo turno per via del polso. Un calvario fisico e psicologico, saltando Wimbledon ma rimanendo aggrappato ai Giochi Olimpici: oro in doppio ed eroica prova in singolare, dove ha perso in semifinale e perso la finale per il bronzo con Nishikori. Abituati a vedere i fuoriclasse come uomini monodimensionali, nemmeno concepiamo la loro esistenza lontana dal tennis. Ma loro, soprattutto quelli che hanno più di tutti chiesto al proprio fisico e alla propria testa, intorno i 30 anni si devono porre il problema.